Il colonnello Chabert

balzac

Per parlare della morte, dell’effetto che i morti hanno sui vivi e del fatto che è meglio che i morti restino morti, Javier Marías a un certo punto degli Innamoramenti parla di un racconto di Balzac, Il colonnello Chabert.  “Un eroico colonnello dell’Impero, dato per morto ma scampato alla morte, – scrive Lanfranco Binni nell’introduzione all’edizione Garzanti – reclama invano la propria identità e i propri diritti; neppure l’aiuto di un avvocato riesce a ridargli il suo posto nella vita. Disgustato dalla meschinità che lo circonda, il colonnello sceglie di «morire» un’altra vola diventando un vagabondo senza nome. La lezione del dramma è riassunta dalle parole di un testimone: «Esistono nella nostra società tre uomini, il prete, il medico e l’uomo di legge, che non possono stimare il mondo. Essi vanno vestiti di nero forse perché portano il lutto di tutte le virtù e di tutte le illusioni». I conflitti d’interesse, l’egoismo spietato, sono i veri protagonisti dei due racconti; la loro forza è invincibile e condanna alla sconfitta chiunque agisca sulla base di valori diversi.  Birotteau e Chabert sono due ingenui; non c’è posto per loro in una società in cui tutto, dalla legge alle passioni, è asservito al denaro e alle ambizioni di potere”. (XXXIV-XXXV)

Ecco il passaggio in cui Chabert incontra la moglie, ormai sposata a un altro:

Il colonnello fece con la mano un segno a sua moglie per imporle il silenzio. Rimasero così, per una mezza lega, senza proferire parola. A Chabert sembrava di vedere davanti a sé i due bambini.

«Rosine!».

«Signore!».

«I morti hanno dunque torto a ritornare?».

«Oh no, no, signore! Non credetemi ingrata. E’ solo che, al posto della sposa che avevate lasciata, voi trovate una donna che ama, e una madre. Se non è più in mio potere amarvi, so tuttavia quel che vi debbo, e posso ancora offrirvi tutto l’affetto di una figlia».

«Rosine», riprese il vecchio teneramente, «io non ho più nessun rancore contro di te. Dimenticheremo tutto», aggiunse con uno di quei sorrisi la cui dolcezza è sempre il riflesso di un’anima bella. «Non sono così indelicato da pretendere una finzione d’amore da una donna che non mi ama più».

La contessa gli lanciò uno sguardo così carico di riconoscenza, che il povero Chabert avrebbe voluto rientrare nella fossa di Eylau. (pag. 56)

Il colonnello Chabert – film

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