Yourcenar a Villa Adriana

yVilla Adriana c’è una mostra interamente dedicata a Marguerite Yourcenar (1903-1987), colei che più di tutti ha contribuito a rendere famosa nel mondo la residenza dell’imperatore Adriano a Tivoli con il suo capolavoro Memorie di Adriano. Dal 28 marzo al 3 novembre, la mostra Marguerite Yourcenar. Adriano, l’antichità immaginata ripercorre l’iter creativo del romanzo e mette a fuoco il profondo lavoro di studio della scrittrice sull’antichità classica, esponendo nelle sale dell’Antiquarium carteggi, fotografie d’epoca, sculture e incisioni.

Marguerite, all’età di 20 anni, in visita a Villa Adriana nel 1924 La mostra è accompagnata da un volume di saggi illustrati edito da Electa, che riunisce numerosi contributi di studiosi – molti membri della Société Internationale d’Études Yourcenariennes – che approfondiscono i temi affrontati in mostra. Il libro comprende un’antologia illustrata delle Memorie con commenti di carattere storico, archeologico, artistico, letterario, filosofico, antiquario per la ricostruzione della visione che la scrittrice aveva di Adriano e della sua epoca, senza tralasciare le ripercussioni che gli eventi del Novecento ebbero su tale idea della grecità e della romanità.

La passione per Adriano scaturisce in lei quando a undici anni ne ammira il busto al British Museum. Si rafforza visitando Villa Adriana, nel 1924, con il  padre. Finalmente, nel1949, la Yourcenar concepisce l’idea di un romanzo dedicato al suo mito,  ispirato alle rovine di Villa Adriana che sarà spesso visitata nel tempo. 

“Avevo preso l’abitudine di scrivere ogni notte quasi automaticamente il risultato di queste lunghe visioni provocate, durante le quali mi inserivo nell’intimità di un altro tempo”. In mostra a Villa Adriana c’è anche anche l’abatjour su cui la scrittrice incollò l’inizio della poesia che chiude il suo romanzo: “Animula vagula blandula…”. L’apostrofe dell’imperatore alla sua anima. “Piccola anima smarrita e soave, / Compagna e ospite del corpo, / ora t’appresti a ascendere in luoghi / incolori, ardui e spogli, / ove non avrai più gli svaghi consueti. / Un istante ancora / Guardiamo insieme le rive familiari, / le cose che certamente non rivedremo mai più… Cerchiamo di entrare nella morte ad occhi aperti”. 

Alexis

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