Alberi alla Hockney

Gli alberi sono il fattore comune di quasi tutta l’opera recente di Hockney – i quadri realizzati all’aperto, i collage fotografici, le tele dipinte a memoria nel nuovo studio. Solo le stampe di ritratti eseguiti al computer costituiscono un’eccezione, ma c’è un nesso preciso, in quanto gli stessi quadri di alberi sono dei ritratti, in cui ogni pianta gigante è un individuo:  «come vecchi amici»,  «una fila di alberi che amo».

Era una sensazione che avevo provato anch’io, poiché anch’io avevo passato del tempo a pensare agli alberi. Lavorare al mio libro su John Constable che avevo terminato nell’agosto di quell’anno, – aveva significato trascorrere due anni in compagnia virtuale di un uomo, morto da 162 anni, che aveva dato agli alberi molta importanza. Uno degli scritti più eloquenti di Constable riguardava un frassino di Hampstead che conosceva bene e davanti a cui passava ogni giorno. Lo chiamava young lady, e ne aveva descritto la  «distruzione» da parte di individui senza cuore che lo avevano fatto morire, infilando un chiodo nel tronco per fissarvi un cartello e potandone i ami senza cura. (…)

Gli alberi hanno un duplice carattere. Come lascia intendere Constable –  e anche Hockney -, si stagliano nel paesaggio come se fossero personaggi, a volte eroici, altre eleganti o sinistri. Ma sono anche, come spiega Tudge (Colin Tudge è autore di The Secret Life of Trees, ndr), imprese straordinarie dell’ingegneria naturale, capaci di sostenere una tonnellata di fogliame in estate, sfidando la forza di gravità e il vento.  «Naturalmente, – scrive Tudge – gli architetti creano strutture più grandi degli alberi e a volte, come le cattedrali o le moschee, di maggiore bellezza. Ma una cattedrale o una moschea sono edifici: non crescono… Un albero invece può crescere e diventare alto come una chiesa ma è già perfettamente funzionale (se si esclude la funzione riproduttiva) dal momento stesso in cui germina». Mentre cresce, la tensione e le spinte lo trasformano, ma trova sempre un modo per adattarsi. Un albero è più complesso dell’architettura umana, il che spiega alcune delle sue caratteristiche visive.

David Hockney : Gli alberi non seguono le leggi della prospettiva, o almeno non sembra, perché sono complicati, con linee che si diramano in tutte le direzioni. Quando ho cominciato a fare dei collage di fotografie di alberi, ho scoperto che si sarebbe potuto credere che un albero fosse stato ripreso dall’alto, anche se avevo scattato guardando dal basso. (…) Gli alberi esercitano un profondo fascino, danno un brivido che è in parte collegato allo spazio, un certo tipo di brivido che mi tocca profondamente.

(tratto da M. Gayford, A Bigger Message, Einaudi, pgg. 109-110)

David Hockney

L’autoritratto fa bene

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