Appunti dalla Biennale

imageSiccome in questa Biennale enciclopedica convivono davvero molti mondi, liste e tassonomie,  attraverso le sale che pullulano di installazioni destinate alla performance veneziana – il padiglione Usa con l’accumulo ossessivo di Sarah Sze è esemplare,

image (e però, vien da pensare, proprio vent’anni fa al suo posto c’era l’universo claustrofobico, ben altrimenti complesso, di Louise Bourgeois); ma si potrebbero aggiungere le monetine che cadono dall’alto nel padiglione russo, o il Ravel disvelato francese (non invece il buco nel pavimento israeliano, nel quale l’immagine video del cunicolo sottrae simbolicamente la performance dall’essere un hortus conclusus) –  per cercare le opere che resteranno, anche dopo l’Evento. E allora questi sono gli artisti che mi hanno colpito di più. Né più né meno che  un elenco, un altro; ricavato da impressioni fuggitive e/o meditate uscendo dal Palazzo enciclopedico. Thierry De Cordier (sopra) per i suoi melanconici, tetri e turneriani paesaggi imagemarini. Domenico Gnoli  (a destra) portatore di un immaginario fantastico di bestie curiose. Le foto misteriose di Viviane Sassen (sinistra). Le sculturine ironiche di Peter Fischli e David Weiss, un’enciclopedia di 150 tra micro e macrostorie in argilla scelte con metodo imperscrutabile ma molto argute e divertenti (in basso, Dallas 22 novembre). Affascinanti nel loro non svelarsi i grandi ritratti di figure femminili di Lynette Yadom Boakye (sotto a sinistra), dipinti tutti in un giorno di posa.

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Passando da catalogazione in catalogazione – dagli scatti di Kohei Yoshiyuki, le cui furtive istantanee di coppiette appartate nei parchi di Tokyo sono una curiosa declinazione di reportage ‘drammatico’ nell’effetto, alla schedatura impressionista dei possibili blu creata da KP Brehmer – si passa dal Padiglione Centrale dei Giardini alla versione enciclopedica offerta all’Arsenale. Se lo spazio italiano, Vice Versa, non offre grande spunti di novità (difficile considerare tale Luigi Ghirri) e se la parte curata dalla camaleontica Cindy Sherman perlopiù non esce da manierismi piuttosto risaputi, per il     resto la catalogazione si sbizzarrisce, a cominciare dalle foto di J. D. ‘Okhai Ojeikere dei tipi di acconciature delle donne nigeriane, per continuare con le tappe della crescita di un girasole di Stefan Bertalan. In una rassegna che esordisce con le visioni

imagedi Jung tratte dal suo Libro rosso, non può mancare il coté psichiatrico-immaginifico, ben rappresentato dal lavoro di Rossella Biscotti con le detenute del carcere della Giudecca e il racconto dei loro sogni; da Eva Kotátková, autrice di un assemblaggio di collage realizzato insieme ad alcuni pazienti di un ospedale psichiatrico; e da Arthur Bispo do Rosario, recluso in un ospedale psichiatrico brasiliano, che intesseva arazzi e assemblava strane creazioni con il materiale di recupero (in alto).

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imageInfine due divertimenti cinesi. Quello dell’archistar dissidente Ai Weiwei  (sopra) che assembla sgabelli in una struttura intricata; e il muro esilarante di Shu Yong (destra) coperto di frasi scritte in caratteri cinesi affiancati dalla versione inglese, però ottenuta con il traduttore automatico di Google.

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