Biennale/Munch e Lene Berg

imageTorno a parlare di Munch perché uno dei padiglioni più interessanti di questa Biennale è quello norvegese, già per il fatto che siano esposte opere poco note al pubblico italiano, che dell’artista fanno conoscere “di un andare e venire del presente, di una continua confusione tra esterno e interno e in definitiva del decidere chi si è”, scrive Angela Vettese nelle note critiche alla mostra. In questa ottica, per Munch il tempo “diventa qualcosa che in effetti non passa completamente, come sarebbe stato di lì a poco nel concetto di inconscio di Sigmund Freud, e che anzi continua a operare nell’età adulta attraverso dinamiche che non permettono di obnubilare i traumi; dinamiche per le quali avremmo dei racconti elaborati in tenera età e quindi sempre ‘già pronti’ da incollare all’interpretazione dei sogni o del nostro presente”.
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La feroce instabilità interiore è un elemento che Munch rafforza anche attraverso il tempo come parte costitutiva dell’opera. Possiamo capire così perché da fotografo amatoriale amasse tanto la doppia esposizione, un ‘errore’ che gli permetteva di contenere in un’unica immagine due frazioni di tempo.

Ma la sorpresa del Padiglione è l’artista Lene Berg. Il suo cortometraggio Sudicio Giovane Facile è una intelligente provocazione sulla verità, declinata in chiave di emancipazione dai cliché sociali e sociologistici. Ognuno dei tre personaggi propone la propria, sostenuto da immagini che lungi dall’essere la testimonianza dell’accaduto sono lo specchio altrettanto frammentario e artificioso dei fatti.

Qui sotto si possono ascoltare le interviste a Lene Berg e alle curatrici del padiglione norvegese (peraltro Angela Vettese, oltre che presidente della Fondazione Bevilaqua La Masa e docente allo Iuav, è il nuovo Assessore alla Cultura di Venezia).
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Autoritratti munchiani

Appunti dalla Biennale

Lene Berg – Stalin by Picasso

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