Biennale/The Enclave di Mosse

Il Padiglione irlandese merita assolutamente una visita. L’installazione di film su schermo multiplo The Enclave di Richard Mosse sa essere coinvolgente e sconcertante. Mette in primo piano una tragedia umanitaria di cui non parla più nessuno – i conflitti nella Repubblica Democratica del Congo – e la rende visibile utilizzando una tecnica da ricognizione militare che registra uno spettro di luce imageinfrarossa. Un espediente che drammatizza – e estetizza, suscitando per questo delle domande – una violenza altrimenti invisibile, a tratti peraltro contraddetta da immagini della bellezza nel paesaggio. Lo spettatore resta ipnotizzato da questa specie di incubo virato al rosa, tanto più impressionante perché l’audio di Ben Frost è fatto da registrazioni sul campo congolese, e intreccia una canzone dolce ma di denuncia, i suoni dei soldati in allenamento, scoppi di proiettili e bombe. In tutto questo la morte si risolve in una panoramica su corpi attorcigliati sulla strada, già depredati. È’ un approccio originale al lavoro di reportage, che va aldilà della testimonianza, ed è soggettivo e immaginativo, e comunque lo si possa criticare ha un potenziale non irrilevante per imporsi nell’attuale indifferenza mediatica e bulimia di immagini. Nel video sotto Mosse spiega il suo lavoro.

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