Alkan esce dall’ombra

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Amico di Liszt e Chopin, Charles–Valentin Morhange, detto Alkan, nasce nel 1813. La sua vita scorre oscuramente a Parigi.  Non riesce ad avere una cattedra nel conservatorio, non diventa Accademico di Francia, suona pochissimo in pubblico e si mantiene come insegnante di pianoforte. Così sconosciuto che quando muore, nel 1888, un cronista spiritoso scrive che Alkan aveva dovuto morire per far sapere di essere stato vivo. Ma tra i musicisti Alkan è una leggenda, da pianista e compositore. Alkan, il pianoforte visionario al Palazzetto Bru Zane a Venezia è l’occasione per scoprirlo. Un festival che propone il suo repertorio, dal 28 settembre al 3 ottobre: la musica per pianoforte a pedaliera, le trascrizioni per pianoforte dei concerti di Beethoven e Mozart, il ciclo delle 48 Esquisses, la Grande Sonate “Les Quatre Âges”, l’integrale della musica da camera. Purtroppo tra gli interpreti mancherà Marc-André Hamelin.

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“Alkan e Liszt si conobbero nel 1828 a Parigi in casa della principessa della Moskova: il primo aveva quindici anni, il secondo diciassette, Alkan aveva vinto nel 1824 il Premier Prix nel concorso annuale del conservatorio di Parigi ed aveva fatto nel 1827 una tournée in Belgio, mentre nel 1827 Liszt, enfant-prodige del concertismo, si era addirittura ritirato – momentaneamente – a vita privata. Liszt, sul pianoforte, era un fenomeno che già a quindici anni aveva retto splendidamente il paragone con i più celebri virtuosi dell’epoca, con gli Hummel, con i Moscheles, con i Kalkbrenner. Alkan possedeva doti altrettanto strepitose di strumentista, ma non di concertista, perché era schivo di carattere e privo di quel tocco di compiaciuto esibizionismo che il concertismo richiedeva imperiosamente. Sappiamo che Liszt suonò, quella sera nel palazzo della principessa, e che Alkan rimase molto impressionato, tanto da mettersi a piangere dalla disperazione, dopo essere tornato a casa, e da non poter chiudere occhio per tutta la notte.

L’ultimo Sudio, Il Festino di Esopo in mi, ispirato al banchetto degli animali (si riconoscono benissimo l’asino, il leone, il cane, le colombe), è un tema con variazioni che compendia tutta la poetica di Alkan, il realismo, il simbolismo, il fantastico, l’umoristico, il grottesco. Ecco qualche didascalia: marziale, quasi-corni, lamentevole, tempestuoso, impavidé, e scampanantino, trombata, abbajante, preghevole, il tutto sotto la cappa di un tempo, Allegretto senza licenza quantunque, che esige la consultazione di un esperto linguista.

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A fare da contrappeso all’Alkan babilonico abbiamo l’Alkan salottiero che forniva musica alle sue allieve parfumées et froufrounnantes per la buona ragione che lui, con le lezioni, ci campava”. (P. Rattalino, Guida alla musica pianistica, pgg. 8 e 11)

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