ART REWIND #1. Microazioni d’artista. Intervista a Giovanni De Angelis

I volti, il lavoro, le passioni e le ossessioni degli artisti italiani delle ultime generazioni. ARTREWIND#1 (Maretti Editore) de angelisraccoglie i primi 48 ritratti di Giovanni De Angelis per un progetto in progress.

Intervista a Giovanni De Angelis

Come nasce il libro fotografico, con questa selezione di artisti?L’idea è nata nel settembre del 2011 quando parlai con l’amica Clara Tosi Panphili della mia intenzione di ritrarre gli artisti . Non ero interessato ai maestri già famosi e affermati ma volevo ritrarre i giovani artisti che lavorano seriamente e che cercano la loro affermazione in questo sistema dell’arte contemporanea così complesso e sordo . Decisi di iniziare dai miei amici e così fissammo il primo appuntamento con Davide Dormino. L’incontro è stato una splendida esperienza in cui Davide ha creato un ritratto di Clara ed io dirigevo l’azione per lo shooting, quasi fossimo su un set. L’energia era tanta ed il risultato finale, un salto in alto, uno scatto, che restituisce la magia di quella serata in cui hanno avuto inizio tante cose ma soprattutto la consapevolezza di una linea precisa da seguire per la creazione di una serie: ART REWIND. Il nome esprime il senso del  riavvolgere, recuperare, iniziare di nuovo da chi è creatore dell’opera d’arte. Ecco quindi l’idea di un progetto in cui gli artisti mostrano se stessi, in quanto uomini e donne ma artefici della propria opera, incarnando una intenzione, una “microazione” che ne manifesti il legame stretto con la propria arte. 

Laura Cherubini, autrice dei testi che accompagnano le foto, sostiene che tutto il suo lavoro ruota intorno al tema del doppio. In molte sue fotografie ritrae coppie di gemelli.  E in questa serie di ritratti di artisti  lavora su coppie di immagini o sul doppio in qualche modo implicito nella stessa foto.  Mi ricorda una frase di Patricia Highsmith, che spiegava la sua propensione al racconto di personalità ambigue e scisse sostenendo come ‘Il due è onnipresente. Forse questo numero meraviglioso, magico, creativo, pubblico e privato, è il segreto dell’universo’. E lei come lo vede?
Il doppio è per me una regola ma anche una tentazione ed allo stesso tempo una vera ossessione. Nel 2010 sono partito per il Brasile alla ricerca della piccola comunità di abitanti di Candido Godoi nello stato del Rio Grande Do Sul. In questo luogo si registra, ad oggi,  il più alto tasso di parti gemellari. Le motivazioni sono sia genetiche-ereditarie che di origine storica in quanto nell’immediato dopoguerra il medico nazista Joseph Mengele ha soggiornato lì per qualche anno . Ho realizzato una serie di ritratti di coppie di gemelli. Immagini doppie, in formato quadrato ove appunto il concetto del doppio è esaltato dalla ricerca delle piccole diversità che distinguono ciascun gemello. WATER DROPS è stata una importante mostra al Museo di Arte Contemporanea di Roma, MACRO, diretto da Luca Massimo Barbero e a cura di Costanza Paissan nel 2011 e poi una grande mostra all’Istituto Italiano di Cultura di San Paolo in Brasile con il supporto di Ines Musumeci Greco. Per i progetti successivi ho sempre lavorato con immagini doppie oppure  serie numeriche pari. Nel caso di ART REWIND, molti artisti sono dei ritratti doppi, che esaltano il loro carattere ed il lavoro che rappresentano. Per altri artisti una sola immagine è sufficiente in quanto il doppio è insito nella composizione dell’immagine. Una linea rossa posta su uno dei lati della fotografia è il punto di partenza o di arrivo , una linea di demarcazione, di attraversamento verso un’altra dimensione, nascosta, intima, segreta, irraggiungibile.
La fotografia si concentra su un’azione, anzi su una microazione che però riconduce sempre al lavoro dell’artista. Come si sviluppa la dinamica con l’artista, come arriva allo scatto?
Alla base del mio lavoro c’è la ricerca di un ritratto non convenzionale in cui invito l’artista ad una intenzione o come è stata definita, una microazione che riconduca in qualche modo al suo lavoro, alla sua opera che in molti casi di artisti contemporanei, è puramente concettuale. Per arrivare a ciò è molto importante conoscere bene il lavoro dell’artista ed è per questo motivo che ho iniziato il progetto fotografando i miei amici. Quando visito lo studio di un artista ove generalmente realizzo gli scatti, mi concentro nella ricerca di quei particolari, di oggetti o ambientazioni che possano caratterizzare al meglio l’idea di scatto che ho.
Di fotografia d’arte non si parla molto. Lei come ci si è avvicinato? Quali difficoltà trova in un settore che è comunque di nicchia? Quali consigli darebbe a chi volesse intraprendere lo stesso percorso?
Ho cominciato come artista e ciò mi ha permesso di vivere il mondo dell’arte da vicino entrando in contatto con importanti Accademie e Musei. La passione per l’arte, la conoscenza delle opere e degli artisti unita allo studio dell’illuminazione e della fotografia nonché l’applicazione delle nuove tecnologie digitali per la ripresa e l’archiviazione è la base per la fotografia d’arte, dalla riproduzione  di un opera a quella di una mostra fino alla performance ed al ritratto d’artista. Non saprei consigliare un modo per approdare a questo settore che è molto di nicchia. E’ un sistema complesso che richiede grande pazienza e professionalità e solo dopo diversi anni di esperienza è possibile approcciare a grandi istituzioni. Ho avuto l’onore di lavorare per Accademie come quella di Francia, Villa Medici, L’Accademia dei Lincei, L’American Academy ed organizzazioni prestigiose e Musei che mi hanno dato l’onore ed il permesso di fotografare opere d’arte di inestimabile valore.

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