Ossessione dello sguardo

Knife Grinder

foto Eugène Atget/Getty Images

«Con la primavera, a centinaia di migliaia, i cittadini escono la domenica con l’astuccio a tracolla. E si fotografano. Tornano contenti come cacciatori dal carniere ricolmo, passano i giorni aspettando con dolce ansia di vedere le foto sviluppate (ansia a cui alcuni aggiungono il sottile piacere delle manipolazioni alchimistiche nella stanza oscura, vietata alle intrusioni dei familiari e acre d’acidi all’olfatto), e solo quando hanno le foto sotto gli occhi sembrano prendere tangibile possesso della giornata trascorsa, solo allora quel torrente alpino, quella mossa del bambino col secchiello, quel riflesso di sole sulle gambe della moglie acquistano l’irrevocabilità di ciò che è stato e non può esser più messo in dubbio. Il resto anneghi pure nell’ombra insicura del ricordo».

 E’ l’incipit del racconto di Italo Calvino Avventura di un fotografoIl Museo Laboratorio di Arte Contemporanea (Mlac) ospita alla Sapienza di Roma (fino al 30 settembre) Ossessione dello sguardo, omaggio a Italo Calvino curato da Renata Tartufoli, con opere di Eugène AtgetBernard Plossu,Damien Darchambeau e vari scatti di fotografia scientifica.

1381761057583italocalvino288Il proposito della mostra è stimolare una riflessione attorno a alcune fotografie, di generi differenti,  partendo dal punto di vista calviniano sull’arte visiva. La posizione di Italo Calvino nei confronti della fotografia è ambigua. Per lui seduzione e diniego sembrano alternarsi o anche mescolarsi ed infine tradursi in una diffidenza simile a quella dei primi analisti di un mezzo che sembra entrare in concorrenza sia col reale che con la rappresentazione artistica della realtà. Per questo la preferenza di Calvino va alla pittura, raggiungendo a volte il punto di vista dell’arte di Baudelaire, che relega la fotografia a una semplice mimesi, privandola così di ogni espressività individuale, classificandola nell’industria e nella riproduzione di massa – la democratizzazione per Baudelaire – con la conseguenza, più tardi, della perdita dell’aura dell’opera d’arte, secondo Walter Benjamin. Ma Calvino torna poi alla fotografia – basando anche la sua riflessione sui lavori dell’amico Roland Barthes – per offrirci poi la sua visione paradossale in L’avventura di un fotografo. E la fotografia assume una dimensione affettiva legata all’amore e alla morte, quella che lo stesso Barthes aveva notato; ridandole degli ‘stati d’animo’; riabilitandola, in un certo senso, nell’accordarle un immaginario che sembrava volere escludere nella sua ricerca apparente di realismo assoluto.

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