Brassaï, il proustiano che amava Parigi

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Veduta notturna su Parigi da Notre-Dame, 1933-1934 © Estate Brassaï

La passione che  ha unito lo scrittore, scultore, giornalista, oltre che fotografo, Brassaï, a Parigi – fatta di passeggiate notturne di amicizie surrealiste e di brume e di bagliori diurni nelle geometrie – è raccontata nella mostra Brassaï, pour l’amour de Paris al Palazzo Ducale di Genova, con 260 immagini e una proiezione.

Dalle prostitute ai lavoratori della notte alle Halles, dall’alto della torre di Notre Dame, agli archi del ponte sulla Senna, alla pavimentazione dei Jardins des Tuileries disegnata dall’ombra dei cancelli, Brassaï trasforma il rigore classico dell’architettura in scene particolari e fissa l’insolita bellezza di ombre, luci e nebbie. Le sue immagini notturne di Parigi, poi, hanno un’aura magica. Brassaï riesce a stupire anche Picasso, che nel 1932 gli affida il compito di fotografare la sua opera, fino ad allora sconosciuta, e che  doveva essere pubblicata nel primo numero di una nuova rivista d’arte, Le Minotaure. I due artisti scoprono fascinazioni affini. Un esempio della Parigi ‘alla Brassaï’ è il ritratto  en abyme, raccontata da Rosalind Kraussbrassai

brassai2Dal Quartiere Latino fino ad Auteuil, Brassaï documenta così le vita reale di questi spazi, catturando lo spirito di ogni quartiere di Parigi. La sua curiosità si estende alla letteratura, tanto che scrive un saggio sul ruolo della fotografia nell’opera di Proust e nella cultura del suo tempo, Proust in the Power of Photography. Brassaï sentiva un’affinità verso lo scrittore, tanto che scrisse: «Nella sua battaglia contro il tempo – nemico della nostra esistenza precaria, sempre all’offensiva anche se mai apertamente così – era nella fotografia – nata anche dal desiderio secolare di fermare il momento, di strapparlo dal flusso della durata, e fissarlo per sempre in una parvenza di eternità – che Proust trovava il suo migliore alleato».

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