Cioran secondo Cartier-Bresson

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Emil Cioran – Henri Cartier-Bresson

«Più di tutto – scriveva Henri Cartier-Bresson – io cerco un silenzio interiore. Cerco di tradurre la personalità e non una sua sola espressione».  Tra i suoi soggetti ideali per quelli’intento di certo c’è stato Emil Cioran. I suoi ritratti dello scrittore e filosofo che argomentava laconico sull’inconveniente di essere nati ne raccontano l’intensità tutta ripiegata all’interno, nello sforzo di distillare in parole la sua frammentaria, aforistica ma così affascinante Weltanschauung. E se, come scrive Cioran, esistere è il suo modo di essere frivolo, e ogni esistenza è una concessione alla frivolezza – così come scrisse ‘Ama nesciri’ (Imitazione di Cristo); compiaciti di essere ignorato. Si è felici sono quando si è abbastanza saggi da attenersi a questo precetto – per lui fu una grande concessione alla frivolezza e una trasgressione al compiacimento di  essere ignorato, permettere a un fotografo – se pure a suo modo ‘filosofo’, e originale nel suo descriversi come un maniaco – di fargli dei ritratti. Una ulteriore conoscenza della sua radicale lucidità la offre il libro appena uscito in italia,  Breviario dei vinti. 70 frammenti inediti.  Eccone uno (tratto da Satisfiction).

«Chi scrive avrebbe il dovere di tagliarsi le vene davanti alla pagina bianca, e far cessare così il supplizio di mondi ineffabili.

La parola è stata concepita dal dolore. Ma non gli è servita. E il dolore perpetua la sua mancanza di principio…

Siamo incapaci di raccontarci. E se parliamo dei terribili mormorii della carne e dello spirito, è perché non siano compresi dagli altri. La nostra stessa confessione ci occulta. Se un solo brivido si animasse, gli astri abbandonerebbero il cielo e si stenderebbero come un balsamo

sulle ferite del corpo e della mente. Ma non si gridano le proprie angosce senza mettere a repentaglio la ragione. Di fronte all’assoluto, la follia è l’atto di sincerità per eccellenza. Da qualche parte, siamo tutti degli insensati. L’aria che respiriamo è un ospizio dove la ragione

conserva illusori sprazzi di luce. Nel mondo, l’oscurità non è l’improbabile, ma la certezza delle nostre ossa. La notte geme nel loro midollo e in quello dei pensieri. La luce rende l’anima nelle caviglie, nel cranio. E davanti al suo tremolio, qualcuno volta l’ultima pagina dello spirito».

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Emil Cioran – Henri Cartier-Bresson

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