Fotobilder di Gerhard Richter

casa-neve

Gerhard Richter, Häuser im Schnee (Sils Maria)

Nelle due opere Case nella neve (Sils Maria)  Gerhard Richter sovrappone fotografia e pittura. Punto di partenza  dei dipinti sono le fotografie di case nella neve a Sils Maria, in Engadina. L’effetto sfocato raggiunto è fondamentale nel suo lavoro. I suoi cosiddetti Fotobilder (foto-dipinti), sono una forma pittorica che ha le caratteristiche del medium fotografico; la sfocatura dell’immagine dà un forte effetto documentario, insieme al bianco-nero, e un senso di distacco e neutralità.

Non a caso l’inizio dei Fotobilder risale ai primi anni Sessanta, quando Richter  si allontanò sia dal realismo socialista della Germania dell’Est sia dal linguaggio informale dell’Ovest. La sua terza via declina la complementarietà di fotografia e pittura, prendendo così anche le distanze dalla memoria del trauma nazista (vedi Tante Mariannela zia di Richter obbligata all’eutanasia dai nazisti perché schizofrenica).

Stupidità spacciata per bellezza

Nel mondo dell’arte abbiamo raggiunto un punto in cui tutto sta diventando sempre più grande. I musei sono sempre più monumentali.

Anche le opere stanno diventando sempre più grandi e più numerose. Non c’è mai stata tanta arte come adesso.

I quadri piccoli possono avere una qualità e perfezione che i grandi formati non riescono mai a raggiungere.

E’ vero, i quadri grandi ci travolgono, ci dominano e ci intimidiscono. Quelli piccoli ispirano molto più amore.

Come Betty e Piccola bagnante. E’ per questo che nelle mostre è bene ci siano anche quadri piccoli. Una delle prime volte che abbiamo visto in mostra ritratti di membri della sua famiglia fu nel 1996 a Nîmes. Allora si discuteva molto sui ritratti di famiglia. Vent’anni dopo, i quadri sono persino migliori e più intensi. I ritratti di famiglia appaiono nella sua opera fin dall’inizio, dai Sessanta. Ma negli anni Novanta l’immagine della madre con bambino è sfociata in un ciclo, S. con bambino. Perché?

Be’, è la cosa più naturale del mondo fotografare gli eventi che ci emozionano. E’ accettato che si scattino delle foto, ma dipingerli è quasi un tabù.

 Ciononostante, lei li ha dipinti.

Sì, e questa tensione si vede chiaramente nei quadri.

Immagini nonostante tutto, per citare Georges Didi-Huberman.

Il termine bellezza è così squalificato anche perché tanta brutta stupidità viene spacciata per bellezza. I modelli propagandati dal cinema, dalla tv e dalle riviste propongono una bellezza falsa e vuota, ed è forse per questo che la bruttezza va tanto di moda. La società si sta anestetizzando.

(dall’intervista a Gerhard Richter di Hans Ulrich Obrist –  La Lettura del Corriere, 4 maggio 2014)