Giappone vintage ‘alla Felice Beato’

Kimono, ombrelloni, giocattoli, venditrici di cestini, cortigiane a riposo e una banda di samurai pronti per l’azione. Felice Beato è stato trai primi a fotografare l’Estremo Oriente – e ne ha fatto fiorire la vita con il colore. In questa photogallery ci sono i suoi rari scatti dipinti a mano del Giappone del periodo Edo. Sono disponibili alla London Photograph Fair

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Felice Beato, Samurai (1865) – stampa albumina vintage dipinta – courtesy of Galerie Verdeau / London Photograph Fair Special Edition, 23 & 24 May

japanese-dreamFelice Beato è stato uno dei migliori fotografi di viaggio professionisti del XIX secolo. Ha vissuto e lavorato in Giappone dal 1862 fino al 1885 circa, e si è dedicato alla documentazione completa di ogni aspetto del Paese che si era aperto da poco all’Occidente. A Yokohama, nel 1863, scattò delle foto in un momento di poca libertà degli stranieri nel Paese; il suo lavoro fu importante per la diffusione della fotografia. Mostrava paesaggi, persone, samurai, in un mondo ancora rivolto al passato. Usava la tecnica più diffusa allora, quella dell’albumina. La gelatina fotosensibile stesa sulle lastre fotografiche aveva una sensibilità così bassa da rendere necessari lunghi tempi di esposizione e il cavalletto. Dunque si preferivano soggetti statici, come i paesaggi, o in studio. Si spiegano così le pose artificiose dei soggetti costretti a restare a lungo immobili. Le immagini alla fine del processo venivano colorate a mano da artigiani specializzati, con metodi tradizionali giapponesi. Si otteneva così una perfetta sintesi Oriente-Occidente, perché anche Beato usava la tecnica giapponese all’acquerello, molto più adatta oltretutto a quella all’olio adottata da noi, che dava opacità all’immagine. Tra i libri in italiano che ne parlano c’è Japanese dream.