Henri a pezzi

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La sua versione più insolita è quella di attore per Jean Renoir nel film La Règle du jeuNel ruolo di un maggiordomo inglese Henri Cartier-Bresson a un certo punto dice où il y a de la gêne, il n’y a pas de pleasure. In questa cifra un po’ stralunata, così come nel rapporto fondamentale del fotografo con il disegno e la pittura, e in quello forte con il Surrealismo, è costruita la retrospettiva al Museo dell’Ara Pacis, a cura dello storico della fotografia Clément Chéroux. A dieci anni dalla sua morte HCB viene così ‘fatto a pezzo’ e ricostruito in modo  spiazzante rispetto ai cliché che lo riguardano. La mostra lo ‘sdrammatizza’, non vuole dimostrare l’unità della sua visione ma l’evoluzione del suo lavoro, ben oltre il famoso momento decisivo, un concetto – ormai luogo comune e associato a tutta la sua carriera – sulla capacità di catturare la perfetta composizione all’interno di un  fotogramma.

HCB1932004W00002CE’ un gran lavoro quello che ci si ritrova davanti: oltre cinquecento tra fotografie, disegni, dipinti, film e documenti, con le più importanti icone ma anche le sue immagini meno note. L’uomo dall’occhio assoluto – una delle formule  superlative con cui si è soliti parlare di lui – è in realtà superbamente capace di sintonizzarsi con la realtà e di cambiare i registri, dal documento al lirismo, dalla contemplazione dell’ombra al cogliere rapace di un gesto.

In movimento, duttile e attento come il periodo storico e culturale che vive, HCB parte dal disegno e dalla pittura, e da immagini alla Brassaï – quello che fotografava vetrine di negozi e perturbanti scorci cittadini , poi  molto valorizzato dai Surrealisti – per affrontare in seguito i suoi primi grandi viaggi. Racconta la Guerra civile spagnola, la Seconda guerra mondiale, la decolonizzazione e la Guerra fredda. Poi c’è l’impegno politico, il lavoro per la stampa comunista e  il cinema, e infine  la creazione di Magnum Photos.

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Il lavoro che ci ha lasciato HCB ricorda quello di Bach rispetto alla musica. Imprescindibile. A vederlo con gli occhi di oggi è più intenso nel suo lato surrealista e metafisico e antropologico che in quello del reportage. Sarà perché HCB sapeva aspettare, in modo zen, che qualcosa accadesse davanti a uno sfondo pieno già del suo pur significativo vuoto. E perché per lui fare un ritratto era la cosa più difficile, come un punto interrogativo poggiato su qualcuno. (fotogallery della mostra all’Ara Pacis)

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