Il fotografo di Mao e l’icona pop

The Tiananmen Gate where the portrait of China's late Chairman Mao Zedong is displayed is seen on a sunny day in Beijing

Piazza Tiananmen , Pechino, dominata dall’immagine di Mao – REUTERS/Kim Kyung-Hoon

La morte di Liu Houmin, fotografo personale di Mao Zedong nei primi anni del regime comunista, e autore molti dei suoi scatti più celebri (come quello in cui Mao gioca a ping-pong, in basso) – ci ricorda quanto la sua figura sia diventata una potente icona pop, a cominciare dai manifesti di propaganda di cui è stato il colorito interprete.

E’ così presente nella cultura cinese che qualche tempo fa Tommaso Bonaventura sviluppò il progetto Se fossi Mao, fotografando attori cinesi specializzati nell’interpretazione (da giovane o maturo) del defunto leader. Nelle campagne i contadini conservano ancora oggi un ritratto di Mao nelle loro abitazioni. Una nostalgia del “maoismo” alimentata certo dalla frustrazione post-sviluppo sconomico, che ha portato anche disoccupazione, sradicamento ed emarginazione.

Mao comunque è una delle grandi icone pop del Novecento. Nell’arte cinese, soprattutto nella pittura, la presenza della sua figura è insistente. Per esempio il pittore Yue Minjun – star quotatissima sul mercato con i ritratti dei diavoli ridenti – nel lavoro Landscapes with No One riproduce fedelmente opere del passato maoista senza però mettere i personaggi. Cercando di suscitare in chi guarda un’operazione di recupero nella memoria.

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Dal 1957 Liu Houmin è stato uno dei pochi fotografi con il permesso di riprendere momenti privati di Mao, del suo braccio destro Zhou Enlai e di altri dirigenti nell’ inaccessibile residenza di Zhongnanhai. Mao non mi ha mai detto ciò che potevo o non potevo fotografare e pubblicare, ricordava Liu. Il suo ritratto di Mao che fuma una sigaretta sorridendo – seduto sui monti Lushan (destra) – è così popolare in Cina che la località è meta di pellegrinaggio per chi vuole farsi fotografare nella stessa posa del leader cinese. La fotografia ha contribuito a sviluppare il culto di Mao, eternandone gli atteggiamenti, tanto che l’arte contemporanea se ne è alimentata. Che sia fenomeno di costume, business o nostalgia di un passato mitizzato, Mao resta.

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