Il mondo mentale di Ackermann

Michael Ackerman è tra i fotografi che più hanno appassionato Geoff Dyer. Vide le sue foto della serie  Paris, France 1999 e ne rimase affascinato.  Scrive nella sua ultima raccolta di saggi,  Il sesso nelle camere d’albergo (Einaudi)Le sue non erano fotografie di un mondo, erano il mondo. In esse c’erano sempre sfocature e distorsioni, ma lui diceva che erano così di natura.  

Il bianco e nero proposto da Michael Ackermann è al di fuori delle regole, mosso, distorto; mantiene il legame con la realtà ma è reinterpretato con tagli di luce e prospettive di originale intensità. Cerco di sfuggire alle trappole della realtà, conservando però un legame con il reale. Perché le immagini non sono invenzioni ma punti di incontro, dice Ackermann. Con la famiglia colpita dall’esodo e dalle lacerazioni dell’Olocausto – costretta a emigrare dall’Europa orientale dopo la Seconda guerra mondiale – Ackerman è nato in Israele nel 1967  e arrivato a New York sette anni dopo. Nonostante la famiglia segnata da sradicamenti e fughe in avanti, Ackerman mantiene sempre il cliché patinato di un ragazzo vestito da marinaretto seduto davanti a una scacchiera  – suo nonno materno scomparso senza lasciare traccia durante gli anni della guerra, centro di gravità della sua storia personale .

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Padre lui stesso, Ackerman si è dato il compito di lasciare a sua figlia  un souvenir sulle sue origini sotto forma di una raccolta di foto di famiglia , accumulate negli anni .

E’ questa ricerca di ciò che è passato, di quello che manca , che mi ha portato alla fotografia : le immagini mi permettono di esprimere ciò che non può essere espresso altrimenti. Trovo molto difficile sentirmi a casa ovunque. Lavoro a New York è stato perfetto in questo senso: la foto mi permette di entrare in ogni comunità e fare mio ogni gruppo. Da questo vagare malaticcio e salvifico è nato Smoke (1997-1998), quasi un reportage su una zona popolare di Atlanta; End Time City (1999), immersione nel cuore di Varanasi, o Half-Life (2010),  avventura visivamente brutale tra la Germania e la Polonia sulla scia dei suoi antenati. Mio padre era molto indipendente, era ostile a qualsiasi forma di autorità. Ho ereditato questo da lui, non seguo le regole, devo sempre fare le cose nel mio modo. Questo è probabilmente il motivo per cui non sono mai diventato un fotografo normale.