La foto più poetica del 2014

stanmeyer

Signal – ph John Stanmeyer

Viaggiatori, migranti, profughi, in fuga dalle guerre, dalla povertà, dal loro destino segnato. Cercano una strada nuova da esplorare e trovano la morte. Mai come in questo periodo la cronaca ci racconta le loro storie infrante in una sciagura. Ecco perché scelgo come foto dell’anno questa, quasi tutta blu come un quadro di Rothko, se non fosse per il baluginio della Luna, e dei cellulari branditi come bussole nella notte. Tanto si è discusso negli anni passati sulle foto ‘icone’ vincitrici del World Press Photo. Quest’anno ha vinto la metafora che restituisce alla fotografia l’anima enigmatica. Molti hanno contestato l’immagine di John Stanmeyer proprio perché non immediatamente chiara e leggibile. La foto dei migranti africani sulle rive della città di Gibuti, mentre nel buio delle loro esistenze cercano un mondo che li accolga – come se fossero alieni catapultati sul nostro pianeta – e alzano i telefonini – gli stessi che noi usiamo per farci i selfie – nel tentativo di catturare un segnale dalla Somalia e ritrovare un baluginio di legame coi parenti già lontanissimi; questa foto è insieme potente e poetica, sofisticata e precisa. “Signal” è una foto aperta al senso in molte direzioni. Persone che viste dal mondo opulento e selfiezzato sembra fotografino la Luna, ma che semmai ‘vogliono la Luna’ (che equivale alla nostra vita di tutti i giorni).

1 Comment

  1. La foto è struggente Realmennte.
    Ma il mondo che sognano, quello mio almeno, è disperato quanto il loro.
    Non c’è pace sociale, e non c’è opulenza.

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