La foto scomparsa di Mahler

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Gustav Mahler (Erich Auerbach/Getty Images)

Qualche anno fa il New York Times ha raccontato la storia di una fotografia di Gustav Mahler appartenuta ad Arnold Schoenberg, e che scomparve poi dal suo studio. A un certo punto  i familiari di Schoenberg furono contattati da un uomo di Los Angeles che si offrì di vendere loro ‘quella’ foto per circa 350 mila euro. La foto di Mahler – che porta anche una citazione della Seconda Sinfonia Resurrezione e la sua firma – era proprio quella che la famiglia Schoenberg cercava da anni. Quella foto secondo i suoi familiari era uno degli oggetti a cui Schoenberg, che peraltro  ammirava moltissimo Mahler, teneva di più; in un’immagine del compositore nel suo studio è appesa sopra la scrivania. Randol Schoenberg, nipote del compositore, ha ricostruito la vicenda  sul suo blog.

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mahler-199x300E’ davvero una folgorazione l’origine dell’interesse del barone Henry-Louis de La Grange per Mahler. Il 20 dicembre 1945, appena arrivato a New York, ascoltò la Nona sinfonia diretta da Bruno Walter. «Mahler fece irruzione nella mia vita e la sconvolse».

Ancora oggi colui che è ormai il più grande studioso del compositore austriaco continua a dedicarsi alla sua passione. La biografia di Mahler che ne è scaturita supera le quattromila pagine ed è ancora incompiuta, in una vicenda editoriale che è unica nel suo genere. E’ uscita anche in Italia una versione della biografia, l’edizione Fayard francese del 2007; una tappa della sua indagine, della enorme raccolta di fonti e testimonianze, poi approdata nell’edizione inglese in quattro volumi (1995-2012).

mahhhMa dicevamo della sua folgorazione. In quegli anni di Mahler si sapeva poco. Il musicologo De La Grange rimase colpito dal linguaggio sinfonico inusuale e cominciò ad indagare. Frequentò  la moglie, Alma Mahler, la figlia Anna. Raccolse tanto materiale, in Europa e America, che ora è parte della  Médiathèque Musicale MahlerSfuggì a tutt’altro destino, de La Grange, figlio di un pilota francese eroe della Prima guerra mondiale, che lo avrebbe voluto studente di management a Yale, e di una ereditiera newyorchese di origini scozzesi.

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Gustav Mahler a sei anni (1866)

La sua amicizia con Alma Mahler è ricordata con ironia. «Alma – che è sempre stata una snob – aveva sentito parlare di me da una baronessa viennese che era stata amica di mia madre e che le aveva fatto sapere che anch’io ero un barone». Ricorda: «Alma non voleva che si sapesse della sua relazione con Gropius: era una donna estremamente attaccata alle convenzioni sociali».

Pur giudicandola una donna insopportabile, de La Grange le riconosceva una funzione importante: «Non si può dire, come sento in giro, che tutto quello che ha scritto è falso. Malgrado tutto, resta la più grande testimone dell’opera del marito».

Com’è prevedibile, nel suo lavorio che dura da una vita qualcuno ha ravvisato una forte identificazione, tra il più grande biografo di Mahler, e Mahler. De La Grange risponde così:

«Non sono ebreo né boemo né austriaco, e soprattutto non sono un genio. D’altra parte so di essere in qualche modo identificato con Mahler, nel senso che, realizzando in modo tanto approfondito uno studio sulla sua vita e sul suo lavoro, ho provato il dolore delle sue ferite, ho condiviso le sue battaglie, ho odiato i suoi nemici e amato i suoi difensori. E’ una fortuna che io sia stato estraneo al suo milieu, alla sua terra e alle sue radici razziali. Senza questa distanza, sono certo che in molti avrebbero denunciato la parzialità del mio impegno verso un ‘fratello di razza’ ».

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Gustav-Mahler-il-mio-tempo-verra-215x300Ecco una testimonianza di Leonard Bernstein – un altro devoto di Mahler, che in lui s’identificò – tratta dalla bellissima raccolta di saggi e testimomianze nel libro accanto. (la scheda qui)

«Il suo tempo è arrivato? Era arrivato, piuttosto; lo era sin dal principio, proprio come se ogni battuta di qualsiasi sinfonia fosse stata scritta con quel suo specialissimo fluido psichico. Se mai si ebbe un compositore del suo tempo, questo era Mahler, profetico solamente nel senso che egli già conosceva ciò che il mondo avrebbe conosciuto e accettato solo mezzo secolo più tardi.

Fondamentalmente, è chiaro, tutta la musica di Mahler parla di lui, e questo significa semplicemente che parla di conflitti. Si pensi attentamente: Mahler il creatore contro Mahler l’esecutore; l’ebreo contro il cristiano; il credente contro lo scettico; il naïf, contro il sofisticato; il boemo provinciale contro l’uomo di mondo viennese; il filosofo faustiano contro il mistico orientale; il sinfonista operista che non scrisse mai per il teatro.  Ma il conflitto più aspro si combatte tra l’Uomo Occidentale sul volgere del secolo e la vita dello spirito. Da questa contrapposizione si sviluppa la lista infinita delle antitesi – l’elenco completo dello Yin e dello Yang – che popola la musica di Mahler».