Laura Letinsky, still life quasi barocchi

Spesso in questo blog ci si sofferma sul rapporto tra fotografia e pittura. Una fotografa che si è ispirata in modo particolare alla pittura è Laura Letinsky (che peraltro comincia gli studi proprio con l’intenzione di diventare pittrice). Letinsky costruisce le sue prospettive ondulate prendendo spunto dai dipinti di still life del Nord Europa (perlopiù olandese) del XVII secolo.

Le sue foto di still life ci fanno pensare, allo stesso tempo, alla natura delle relazioni umane attraverso gli avanzi di vita domestiche, e alla rappresentazione pittorica. Anche se nel suo lavoro non si suggerisce una interpretazione simbolica di fritta, cibo o fiori, come avviene in questo genere pittorico, però ci guida verso un significato metaforico e narrativo. La sensibilità barocca che la fotografa trae dalla pittura nord europea ispira delle foto formalmente molto belle; ma nello stesso tempo c’è il racconto di una precarietà – di punto di vista e poi metaforico – legata alla narrazione domestica, che suggerisce stati emozionali crepuscolari e un’idea di finitudine.

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foto Laura Letinsky

«Lei spesso realizza ritratti still life (come ad esempio la sua serieMorning, and Melancholia): cosa vuole comunicare, cosa vuole trasmettere nell’immortalare della frutta, della verdura, dei bicchieri, delle tovaglie, dei vasi o degli angoli di una cucina?

Ho menzionato precedentemente la mia attrazione per come la fotografia comprenda in sé le nozioni del vedere e del rappresentare del 17esimo secolo. Durante questo periodo, in modo particolare nel Nord Europa, la cultura capitalistica, imperialista protestante, celebrava il suo successo e la sua moralità con il genere “still life”. “Looking at the Overlooked” di Normal Bryson, per esempio, è un’eccellente esplorazione di questo tema. Sono continuamente presa dal modo in cui questo lavoro rivela le condizioni socio-politiche della produzione e ricezione della popolazione di quel tempo, che aveva così tanta cura dei propri manufatti da immortalarli in una foto. E riscontro delle similarità tra quella cultura e la nostra, una cultura globale tardo-capitalistica che si è rivolta alla casa come a un luogo che racchiude la nostra identità e che nello stesso tempo rivela (a livello conscio e inconscio) chi siamo veramente.

Gli oggetti sul tavolo sono una cosa familiare, ordinaria, qualcosa che quasi tutti noi abbiamo nelle nostre case. La cura e l’attenzione che ne conserviamo, rivela molto sulla nostra classe, sulla nostra sensibilità estetica, sul lavoro che serve per creare il concetto di “casa”, una categoria non naturale che necessita, da parte della persona, di un duro lavoro per poter così dare origine al proprio spazio.
Inoltre, io amo cucinare e mangiare. Mi piacciono le cose, i piatti, le acciughe, il verde dei limoni quando cominciano ad ammuffire…»

( dall’intervista a Laura Letinsky di Umberto Lisiero – Fucinemute )

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foto Laura Letinsky