L’inizio felliniano di Elisabetta Catalano

«Per caso, da ragazzina, ho avuto un ruolo nel film Otto e mezzo. Diciamo che quella è stata la prima volta che ho preso in mano una macchina fotografica. Più che avvicinarmi alla fotografia, il cinema è stato l’inizio. Erano foto di scena, anche se è meglio chiamarle fuori set. Nelle pause del film, con il permesso di Fellini, ho fatto delle foto che furono pubblicate da L’Espresso e Il Mondo. Poi, negli anni, sono andata delle volte a fotografare sui set dei suoi film. Di solito ero io a chiedere a Fellini di andare sul set, per uno o due giorni. Una volta fu lui a chiamarmi per sostituire il fotografo di scena di Prova d’orchestra, con cui aveva avuto un disaccordo. Gli dissi che non era proprio il mio tipo di lavoro, ma lui mi invitò ad andare dicendo che sarei stata sicuramente in grado di farlo. Ci andai e lavorai per un paio di mesi, così come ho fatto per La voce della Luna. Mi è sempre piaciuto moltissimo andare sui set di Fellini. Dagli anni ‘70 in poi Fellini è venuto varie volte nel mio studio per farsi fare dei ritratti, molti in bianco/nero, tra cui il ritratto famoso con la mano davanti alla faccia ed un’altra a colori che lui stesso ha scelto per la copertina del suo libro Fellini un regista a Cinecittà del 1988. Un altro ritratto in smoking, sempre nel mio studio glielo feci subito prima della sua partenza per Hollywood per ricevere l’Oscar alla carriera.»
(da intervista in Art a part of culture

Morta Elisabetta Catalano, una vita tra arte e foto

Andy Warhol e Monica Vitti – foto Elisabetta Catalano (Ansa)