L’Italia di Bernard Plossu – Mef, Parigi

«Per tutta la mia infanzia mia madre mi ha parlato delle nostre radici italiane, ho sentito i nomi di zia Dina e Nana, la mia bisnonna. Poi un giorno, all’inizio del 1970, sono andato a Napoli , Roma e Pompei sotto una pioggia torrenziale : è stato bellissimo . Alla fine del 1970 , ho vissuto sugli altopiani del New Mexico, e tornando di tanto in tanto, molto raramente in Europa, sentivo più forte il  bisogno di andare in Italia, non so perché, forse perché camminavo in strade ripide, mentre nel paesaggio occidentale americano erano spesso piane. E da quel viaggio a Roma nel 1979 non ho mai smesso di tornare in Italia: un bisogno, una passione che mi fa sentire bene. L’atmosfera, la pittura, il cibo, la lettura (ho letto  il 90 % degli autori italiani per anni!)…  Mi sento ‘a casa’ : sarà un ritrovare le radici familiari materne?

plossu

© Bernard Plossu – Maison Européenne de la Photographie

Vado ovunque, nel più breve tempo possibile, sulle montagne del Piemonte con qualsiasi tempo, a sud, nei centri classici da Cuneo a Bari, da Torino a Palermo, Bologna e Cagliari Pitigliano, Alicudi! Tutto mi attrae, e fotografo ovunque, a piedi, in auto, in treno, i paesaggi, la gente, il clima, l’architettura, il presente, il passato, il futuro, la poesia… E questo in tutte le stagioni, amando così tanto quello che viene chiamato cattivo tempo (dico sempre che il tempo è bel tempo per un fotografo!), di giorno e di notte, nella luce del mezzogiorno brillante o nella non-luce, quando le cose scompaiono, più tardi.

Uso solo le mie vecchie Nikkormat, macchine che hanno la metà dei miei anni, con solo un obiettivo da 50 mm, il più classico , per non distorcere il reale, come la telecamera a spalla nella Nouvella Vague… Sono ossessionato da Carlo Carrà, Campigli, Morandi, e anche Veronese, Giotto, Piero della Francesca, Carlo Emilio Gadda, Rosetta Loy, Giuseppe Bonaviri , Andrea Camilleri; fino ai ricordi dei film che ho visto nel 1960, come gli ultimi minuti di L’eclissi o La notte di Antonioni, o tutto Dino Risi, La Strada, la lista è sconfinata. 

Scatto in bianco e nero, ovviamente, ma sono un ammiratore delle stampe Fresson, un processo a carbone a colori, che uso dal 1967. E in Italia mi è successo spesso di usare il colore così … non perché è ‘bello’, no, per esempio non ho fatto foto a colori a Roma, la città che amo di più al mondo, ma ho lasciato accidentalmente che accadesse a Milano , sull’isola di Ventotene, dalle finestre dei molti treni… In realtà, Kazantazki diceva nella lettera a Greco: L’Italia ha preso possesso della mia anima , la mia anima ha preso possesso d’Italia: Mi sento allo stesso modo! E’ così, mi sento bene … » (da L’Italie de Bernard Plossu – Mef, Parigi)

plossu2

© Bernard Plossu – Maison Européenne de la Photographie