‘Mutti’ Merkel sfugge a Annie Leibovitz

LONDON, ENGLAND - JANUARY 13: Annie Leibovitz attends the press preview of "WOMEN: New Portraits" exhibition commissioned by UBS at The Wapping Project on January 13, 2016 in London, England. (Photo by Ian Gavan/Getty Images)

Annie Leibovitz presenta “WOMEN: New Portraits”, Londra –  Ian Gavan/Getty Images)

Difficile, per la fotografa che ha immortalato la regina Elisabetta, rassegnarsi al fatto che una donna influente del pianeta possa essere sfuggita  al suo obbiettivo. Invece – lo ha ammesso Annie Leibovitz presentando la sua nuova mostra londinese Women: new portraits, – non è ancora stata in grado di portare sul set la donna più ambita, Angela Merkel. Probabilmente oggi è la donna più importante del mondo, spiega la fotografa.

Peraltro la cancelliera non sembra aliena a civetterie fotografiche; in passato si è concessa a operazioni politically correct , come i suoi selfie insieme ai profughi siriani.

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E pure il rapporto della donna dell’anno con la fotografia sembra controverso, a giudicare dalla sua scrivania: nessuna foto di parenti o amici, ma solo un ritratto, quello della zarina di Russia Caterina la Grande. il dettaglio è raccontato nella biografia Mutti: Angela Merkel spiegata agli italiani di Michael Braun corrispondente dall’Italia per la TageszeitungGerman Chancellor Angela Merkel in Florence

«Mutti vuol dire mamma, mammina: – spiega Braun a Askanews – era un termine coniato per lei prima dai rivali nel partito, un po’ in modo spregiativo, che volevano dire: Sta mammina che governa, mentre noi uomini alpha dovremmo ricoprire questo ruolo, è diventato invece un marchio positivo perché larga parte dell’elettorato vede in lei oggi la mamma della nazione». Tanto mammina non si sente Angela, visto poi che ha Caterina la Grande sulla scrivania. Il coté zarina non le manca.

Se un giorno Leibovitz riuscirà nell’intento di ritrarla sarà una seduta complessa, anche se non riuscirà a confondere – come fece con la regina Elisabetta –  la corona con la tiara.

«Mi rendevo conto che i tempi erano ormai stretti, soprattutto considerando che avevamo già perso venti minuti, così domandai alla regina di togliere la tiara (ma feci una brutta gaffe usando la parola ‘corona’). Dissi che avrei preferito un look un po’ meno regale. Meno regale?, ribattè lei. Chi crede che io sia? Pensai che si trattasse di una battuta. Umorismo inglese. Ma mi accorsi che tutto il suo entourage si manteneva ad almeno sei metri di distanza». (da Annie Leibovitz, At work, DeAgostini, pag. 189)

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