Muybridge e le ballerine di Degas

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Degas, Le pas battu

Un esempio di come la fotografia abbia influenzato la pittura – in particolare il più ‘fotografico’ tra gli impressionisti, Degas – lo offre l’opera di Muybridge (esposta a Milano nella mostra Muybridge Recall. Tra scienza e arte (Credito Valtellinese, fino al 1 ottobre 2016).

 «In due monotipi ripresi a pastello di Degas, Scène de ballet Le pas battu, ambedue datati attorno al 1879, le danzatrici sono colte a mezz’aria, con le gambe completamente sollevate da terra. È probabile che non sia fortuita la loro esecuzione in quel momento, in perfetta coincidenza con l’arrivo e la pubblicazione a Parigi delle straordinarie fotografie istantanee di Eadweard Muybridge. Primi e forse unici esempi del genere che si riscontrino nell’opera nota di Degas, non è improbabile che rispecchino il vivissimo interesse di artisti e critici per l’insolita istantaneità delle fotografie di Muybridge. ‘Le fotografie di Miybridge rivelano chiaramente gli errori in cui sono incorsi tutti gli scultori e i pittori quando hanno voluto rappresentare le diverse andature del cavallo’, scrisse Valéry, aggiungendo che Degas ‘fu tra i primi a studiare le vere figure del nobile animale in movimento per mezzo delle istantanee fotografiche del maggiore Muybridge’».
(Aaron Scharf, Degas e l’immagine istantanea, in Filosofia della fotografia, Raffello Cortina, p. 234)

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Eadweard Muybridge, A cantering horse and rider, 1887 © Wellcome Library di Londra.

Il fotografo inglese  precursore del cinema, nato nel 1830 a Kingston-on Thames, aveva scelto il nome Eadweard Muybridge perché pensava che fosse l’originale anglosassone del suo vero nome, Edward James Muggeridge. Brillante sperimentatore, si specializzò nella fotografia industriale, che a un certo punto interruppe a causa del processo – fu assolto – per l’omicidio dell’amante della moglie. Quando riprese a fotografare, nel 1877, si cimentò con i cavalli. Il set era particolarmente complesso. Vicino alla pista collocò dodici macchine fotografiche, sulla pista c’erano fili metallici collegati a interruttori elettrici; il cavallo correndo spezzava i fili uno dopo l’altro e faceva scattare gli otturatori.

Dalle sue foto si scoprì che in una fase del galoppo le zampe del cavallo erano tutte sollevate dal terra, ma solo quando le piegava insieme sotto i ventre. Quindi la posizione del cavalluccio di legno, con le zampe anteriori avanti e le posteriori indietro, così frequente nella pittura, non esisteva nella realtà. Le foto, dopo essere sembrate assurde, furono pubblicate ovunque.

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