Night Games di Stefano Cerio

Leolandia, Bergamo – Stefano Cerio

Night Games di Stefano Cerio arriva a Camera – Centro Italiano per la Fotografia (1 giugno-30 luglio) di Torino con una selezione dal gusto surrealista di scatti notturni nei parchi divertimento. Una nuova tappa della sua ricerca sui luoghi e sulle macchine del consumo del divertimento di massa, cominciata con Aqua Park, proseguita con Night Ski e Chinese Fun.

In mostra ci sono dodici immagini, di cui otto di grande formato – oltre un metro di altezza per quasi un metro e mezzo di larghezza – e quattro di misure più contenute.

Coney Island, NY – Stefano Cerio

 

 

Cosa succede in un parco dei divertimenti, quando si spengono le luci? Scrive Gabriel Bauret nel testo introduttivo del volume, edito da Hatje Cantz, che accompagna la mostra: «Stefano Cerio non realizza un inventario dei parchi divertimento e nemmeno cerca di declinare le fotografie al servizio di certe tematiche. Night Games riunisce luoghi e spazi differenti, come sono differenti i mondi a cui fanno riferimento gli scenari dei parchi: cinematografico, urbano, militare».

Coney Island, New York – Stefano Cerio

Mirabilandia, Ravenna – Stefano Cerio

«Il progetto di Stefano Cerio potrebbe inscriversi – aggiunge Bauret – all’interno della dialettica artificio contro autenticità, poiché le sue immagini esprimono l’artificialità che invade il nostro mondo moderno. Potrebbe anche essere interpretato come una riflessione sul destino dell’America, soprattutto nel caso di Night Games e degli scenari del parco Mirabilandia a Ravenna, che rappresentano il crollo dei monumenti simbolici di Manhattan e danno l’immagine di un paesaggio urbano in preda alla decadenza».

Angela Madesani, contestualizzando il lavoro di Cerio (sempre dal volume di Hatje Canz): «Alla fine degli anni Settanta Luigi Ghirri aveva dato vita a In scala (1977-78), scattando a Rimini presso l’Italia in Miniatura, un parco di divertimento. Ma l’effetto è completamente diverso rispetto a quello di Cerio. Se per Ghirri la tensione è nei confronti di una ricerca sullo spazio tra realtà e finzione, nel lavoro di Cerio il tentativo, riuscito, è quello di ritrarre delle situazioni, edifici, animali fantastici, personaggi, la Statua della Libertà caduta al suolo. La sua è una dimensione scenica che mi piace equiparare ai Dioramas di Hiroshi Sugimoto o a La nona ora (1999) di Maurizio Cattelan, in cui il papa è schiacciato da un meteorite. È una dimensione strettamente legata al nostro tempo, come per l’americano Gregory Crewdson. Tra i lavori dei due artisti ci sono delle vicinanze: le stesse atmosfere, un simile afflato poetico.»

Chinese Fun – Intervista a Stefano Cerio