Romaine Brooks e il corpo di Ida

La mostra di Romaine Brooks a Palazzo Fortuny è la prima in Italia sull’artista che ritrasse, tra gli altri, Jean Cocteau, Paul Morand, Ida Rubinstein e Gabriele d’Annunzio. Nata a Roma nel 1874 da genitori americani, Beatrice Romaine Goddard, figura tra le più interessanti della scena artistica anni Venti, si fa conoscere per la multiforme espressività, che, nel mnodo dell’esteta Fortuny si apprezza attraverso dipinti, disegni e fotografie. Influenzata dalla pittura di Whistler e dal Simbolismo, trova il suo stile inconfondibile dei molti grigi e dei toni lunari e rosa spenti (come quello dell’autoritratto sotto).

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Romaine Brooks, Self-portrait (foto Cristina Bolzani)

La sua vita è quella dell’eccentrica artista americana ricca insediata nel cuore della creatività europea. Legata sentimentalmente alla scrittrice Nathalie Clifford Barney e, nello stesso tempo, alla danzatrice Ida Rubinstein – sua modella per dipinti e fotografie – Romaine Brooks ebbe anche una relazione con il Vate, immortalato in due ritratti. Dapprima influenzata dalla pittura di Whistler, trova poi lo stile inconfondibile dei molti grigi e dei toni lunari e rosa spenti. I disegni, sorta di sismografo dell’anima nella sua essenziale severità del tratto, sono specchio di un’indole tragica e solitaria, di un mondo interiore in bilico tra luce e tenebra. Un discorso a parte meritano le fotografie. 

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Romaine Brooks, Ida Rubinstein nel ruolo San Sebastiano in ‘Le Martyre de saint Sébastien’ di Gabriele d’Annunzio, 1914-1917 circa (dal catalogo della mostra)

Le fotografie di Romaine Brooks non arrivano a livelli artistici intenzionali ma piuttosto raccontano la sua vita d’artista, e spesso sono strumenti di supporto alla ritrattista. Fotografò vedute d’interni, amici, paesaggi. E poi c’è la serie, sedici foto, in cui si scorge, nuda, una giovane Ida Rubinstein; la famosa stella dei Ballettes Russes di Djagilev è ritratta mentre assume delle pose che ricordano i suoi successi.

La sua bellezza seducente diventa imprescindibile nell’immaginario di Romaine Brooks,  ma attrae anche esteti esigenti come Robert de Montesquiou. Russa di origine ebraica, Ida Rubinstein interpretava donne fatali ispirate all’orientalismo decadente dell’epoca.

La signora Ida Rubinstein possiede più di un ‘senso del teatro’ – scriveva Cocteau – ha il dono dell’incarnazione. Il più piccolo dei suoi movimenti assume un’importanza così grave (…) che non si potrebbe ormai immaginare la vita del personaggio che rievoca senza di essi. Per quanto le sedici fotografie siano essenzialmente documenti di lavoro sono molto originali , e soprattutto rappresentano una novità assoluta nella fotografia europea. Sono i primi nudi femminili scattati una donna (mentre negli Stati Uniti fotografe come Gertrude Käsebier e Imogen Cunningham già si cimentavano con il genere).

Insomma non sono soltanto foto funzionali, queste, ma ancora oggi mantengono una loro seduzione e raccontano la complessa relazione tra l’artista e la sua Musa. Ma nella serie di nudi, esposti per la prima volta, non ci si aspetti un’esaltazione del soggetto.

Anzi – scrivono Pierre Apraxine e Xavier Demange in conclusione di catalogo – Brooks evidenzia tutta l’eloquenza espressa dal corpo così singolare di Ida con una franchezza che ignora qualsiasi enfasi. Immagini raffinate, ma che sanno suggerire l’intimità di una relazione.

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