Visioni delle élites, ‘Harrodsburg’ e ‘Belgravia’. Intervista a Karen Knorr

Interview_ Karen Knorr

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Harrodsburg © Dougie Wallace/INSTITUTE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il British Journal of Photography accosta due modi molto diversi di raccontare le élites, quello grottesco di Dougie Wallace con il lavoro Harrodsburg, e quello raffinato in bianco e nero con didascalie di  Karen Knorr con Belgravia. Il primo ha catturato questa espressività di milionari ritoccati dalla chirurgia plastica e ricolmi di oggetti di lusso, nei dintorni dell’esclusivo grande magazzino londinese, usando il flash per “far esplodere il ridicolo della situazione”. Più costruito – e molto interessante per la sua fusione di immagini parole – è il lavoro di Karen Knorr. La fotografa ha osservato per trent’anni la upper class britannica e i suoi privilegi. Nata a Francoforte e cresciuta a San Juan, Portorico, quando si trasferisce a Londra,  nel 1976, Knorr resta colpita da “una società molto definita dalla divisione in classi”.

Nel suo primo grande progetto, Belgravia, realizzato tra il 1979 e il 1981, cerca di capire quella società con una serie di ritratti degli opulenti abitanti del famoso quartiere londinese.

“Volevo fare un lavoro sulla classe sociale e sul privilegio perché venivo dal privilegio”, dice Knorr (intervistata da Gemma Padley per il BJP).  “Ero parte di quell’uno per cento ma mi facevo delle domande, ero ribelle, ero determinata. Ricordo che avevo delle discussioni sulla classe sociale e il privilegio al culmine dei thatcherismo. Ero molto sensibile ai diversi ruoli che avevano uomini e donne.Notavo che niente, nessuna serie fotografica contemporanea, era realizzata con una chiave umoristica e satirica; io volevo fare qualcosa di un po’ più complesso”.

Con una Hasselblad Karen Knorr scattava di petto, dando alle immagini un aspetto severo, quasi clinico e catturando un notevole livello di dettagli. “E’ quasi con questa tipologia che la Scuola di Düsseldorf è diventata famosa. Scattare da un particolare punto di vista ha dato una struttura definita alla serie. Volevo che fossero foto molto buone, immagini estremamente lavorare, quindi ci messo molto tempo per stampare.” La fotografa ha diretto i suoi soggetti e disposto gli oggetti attorno, trasformando la seduta in un processo collaborativo, quasi teatrale, in cui le persone protagoniste interpretano i loro ruoli, le loro identità. “Mi piacerebbe dire che ero solo una spettatrice ma non era così. C’era complicità   tra noi , e alcuni di loro sapevano bene cosa stava succedendo”. Intervistando i soggetti allo stesso tempo, Knorr annotava citazioni tratte dalle loro conversazioni e “viveva con loro per un po’” prima di decidere come usarle. “Ci è voluto tempo per decidere che cosa andava bene con cosa. Ho usato le iniziali maiuscole per le parole chiave dei capitoli. Volevo mostrare che il testo era costruito come l’immagine”.

Il suo obiettivo era una satira gentile più che lo scherno. “Volevo dire che tutto questo era dato per certo. C’è anche una freddezza, un egoismo, un totale interesse egoico. Un senso di ‘me ne fotto, io faccio parte dell’uno per cento’. Ma una grande contraddizione attraversa tutto il lavoro; sto parodiando qualcosa, riprendendo qualcosa, ma anche lusingandolo. Questa ambivalenza è stata evidenziata più volte , ma non credo che cancelli la critica”. La gratifica che questo lavoro non sia invecchiato nonostante gli anni. “La gente mi dice ‘Oh è troppo ambientato negli anni Ottanta’, ma è straordinario che le persone guardino quelle foto oggi e ci vedano della vita contemporanea. Mi sorprende”.

Il suo interesse dopo Belgravia mantiene il focus sulle strutture sociali britanniche. Gentleman (1983-85)  sui club esclusivi maschili, Connoisseurs (1986-90), serie a colori sugli amanti dell’arte e le idee acquisite su come guardare e collezionare l’arte; e Capital (1990-91) sul denaro e la City.  “Vedevo che le persone non avevano davvero approcciato certe strutture in Inghilterra. Quindi il mio lavoro fino al 1991 è stato tutto sulla Gran Bretagna. Dopo Belgravia avevo più familiarità con Gentleman, e quello è stato veramente un territorio straniero. Ma grazie al mio accento esotico, e poiché non ero uno di loro, i gentleman non si sentivano minacciati”. “Gentlemen racconta anche la nostalgia per l’Impero Britannico. Negli interni senza persone, era come se ci fosse un gentiluomo immaginario che camminava per i corridoi dei club, ricordando come erano le cose con l’Impero”.

Con Country Life Karen Knorr sposta il focus dall’opulento mondo della città alla vita nelle residenze tradizionali di campagna. Un lavoro sempre coerente, il suo, che racconta con intelligenza sociologica e blando sarcasmo spaccati britannici originali. E che sa integrare il testo scritto all’immagine con un effetto particolarmente efficace.

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