Vivian Maier al Man di Nuoro

Della misteriosa tata fotografa si è parlato molto grazie al documentario Finding Vivian Maier di John Maloof (sopra la versione integrale), nato dal casuale ritrovamento, in una casa d’aste di Chicago, della scatola con i negativi delle sue foto per le strade di Philadelphia e New York. La prima mostra in un museo italiano al Man di Nuoro è l’occasione per conoscere a fondo il suo lavoro. Circa 120 fotografie – e filmati e una serie inedita di provini a contatto – raccontano l’attività della fotografa divisa tra il ruolo di bambinaia per le famiglie bene di New York e Chicago, e la passione per le immagini; e nota anche per l’autoritratto, indagine insistita attraverso il volto imperturbabile, un po’ alla Buster Keaton, messo en abyme o comunque incorniciato dal ‘mondo’. Aldilà della sua indubbia bravura come street photographer – e con le migliaia di scatti rimasti lontani dal esposizioni o libri, Vivian Maier emerge proprio a cominciare dall’ossessione per la documentazione e l’accumulo – l’aspetto più contemporaneo è proprio quello dei suoi autoritratti (un genere che come ricerca ‘femminile’ avrà declinazioni interessanti, come quella metafisica e tragica di Francesca Woodman).  Nella donna eccentrica, schiva e sfuggente, c’era l’esigenza di essere nella scena, sia che fosse un riflesso o un’ombra sul terreno. Silhouette della testimone.

Berlino, mostra di Vivian Maier al Willy Brandt House – Xinhua/Zhang Fan