Ink Art

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Zhang Huan, Family Tree (dettaglio)

Ink Art: Past as Present in Contemporary China – The Metropolitan Museum of Art, 11 dicembre-6 aprile 2014

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Gu Wenda, Myth of ancient dynasties

Prima grande mostra di arte contemporanea cinese al  Metropolitan, Art Ink presenta opere leggibili al meglio in quanto parte del continuum della cultura tradizionale cinese e dei paradigmi storici e di senso al suo interno. Per più di due millenni l’inchiostro è stato il mezzo principale di pittura e calligrafia in Cina . Sin dai primi anni del XX secolo , tuttavia , il primato della tradizione  dell’arte a inchiostro è stata contestata dai nuovi stili filo-occidentali. Ink Art esamina la produzione di una selezione di artisti cinesi dal 1980 ad oggi che hanno sostanzialmente ereditato e modificato la tradizione cinese, pur mantenendo una identificazione di fondo con il linguaggio espressivo del passato. Si va da dipinti , calligrafia , fotografie, xilografie , video e sculture; tra i 35 artisti in mostra Ai Weiwei, Chen Shaoxiong, Gu Wenda, Liu Dan, Qiu Anxiong, and Xu Bing . Nonostante tutti loro abbiano contestato, sovvertito, trasformato le loro origini, la mostra cerca di   illustrare percorsi creativi che reinterpretano modelli del passato. Tra gli artisti  spicca Zhang Huan, noto per le opere spesso provocatorie. La sua tecnica coinvolge il corpo, suo o di altri, messo in condizioni estreme e spesso doloroso,  nel tentavivo di sottolineare le convenzioni circostanti. In particolare in Family Tree (sopra un dettaglio) Zhang Huan si focalizza sul suo bisogno di una definizione personale scrivendosi in faccia dei caratteri cinesi. Fino a ridurre il volto a una maschera nera. Diverso il discorso per Xu Bing (sotto).

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Affascinante la reinterpretazione di Chen Shaoxiong della pittura a inchiostro cinese.

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Gu Wenda, China Park

Case nella neve (Sils Maria)

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Gerhard Richter, Häuser im Schnee (Sils Maria)

Nelle due nuove opere – Case nella neve (Sils Maria) – Gerhard Richter  sovrappone fotografia e pittura. Punto di partenza  dei dipinti sono le fotografie di case nella neve a Sils Maria, in Engadina. L’effetto sfocato raggiunto è fondamentale nel suo lavoro. I suoi cosiddetti Fotobilder (foto-dipinti), sono una forma pittorica che ha le caratteristiche del medium fotografico; la sfocatura  dell’immagine dà un forte effetto documentario, insieme al il bianco-nero, e un senso di distacco e neutralità.

Non a caso l’inizio dei Fotobilder risale ai primi anni Sessanta, quando Richter  si allontanò sia dal realismo socialista della Germania dell’Est sia dal linguaggio informale dell’Ovest. La sua terza via declina la complementarietà di fotografia e pittura, prendendo così anche le distanze dalla memoria del trauma nazista (vedi sotto Tante Marianne, la zia di Richter obbligata all’eutanasia dai nazisti perché schizofrenica).

Gerhard Richter – Portraits

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Gerhard Richter, Häuser im Schnee (Sils Maria)

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Gerhard Richter – Tante Marianne / Aunt Marianne (1965)

Saul Leiter (1923-2013)

Saul Leiter è morto a Manhattan, a  89 anni. Tra i pionieri dell’uso delle pellicole a colori fin dal 1948, Leiter è stato un grande fotografo di moda per riviste come Esquire e Harper’s Bazar, con cui iniziò a collaborare alla fine degli anni Cinquanta. Ma la sua notorietà è legata a livello internazionale all’attività di fotografo di strada, percorrendo per anni New York per fermare in immagini straordinarie, prima in bianco e nero, poi a colori; le atmosfere, gli sguardi e gli incontri occasionali. Nato nel 1923 a Pittsburgh, Leiter cominciò i suoi studi alla scuola teologica ebraica di Cleveland, ma intorno ai vent’anni lasciò la carriera da rabbino e il destino che la famiglia aveva progettato per lui e si spostò a New York dove iniziò la sua attività di pittore come allievo di Richard Poussette-Dart, esponente dell’espressionismo astratto che lo introdusse alla tecnica fotografica. La visita a una leitermostra di Henri Cartier-Bresson, nel 1947, decise il suo futuro: si procurò una Leica e senza trascurare mai del tutto la pittura da allora Leiter fece della fotografia la sua professione. Proprio da Cartier-Bresson assimilò il gusto per una fotografia di strada e iniziò così a fissare in bianco e nero istanti della frenetica vita newyorkese.  Poi  abbracciò solo la foto a colori. Dai Sessanta collaborò soprattutto come fotografo di moda con Life, Vogue  e Queen.

Saul Leiter: “I spent a great deal of my life being ignored”

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