Interno con despota

Indice dei libri, maggio 2019

Quanti scrittori possono vantardi aver suscitato l’insonnia di Virginia Woof, che nel Diario di una scrittrice ammette di essersi svegliata in preda a un’acuta sofferenza, pensando al suo libro come a qualcosa di morto e deludentemolto inferiore all’amara verità e all’originalità intensa di Miss ComptonBurnett? Lei non ricambiava la stima, anzi pensava che Virginia Woolf fosse sopravvalutata, e invidiava piuttosto le scrittrici di best-seller come Rose Macaulay e Daphne du Maurier. Di ambizione non era privama la sua scrittura non era destinata a molti lettori; solo dopo la sua mortenel 1969, un certo mondo intellettuale se ne invaghì. Natalia Ginzburgquei romanzi – il cui ritmo è uguale e senza scampo di chi sa dove andare e la cui pazienza è martellante e infernale – ammette di amarli in un modo furiosoPer Alberto Arbasino c’è nell‘opera della grande signorina qualcosa di simile a un Seneca devastato dai dadaisti. Nathalie Sarraute annota nell’Età del sospetto che niente potrebbe essere più sorprendente che la monotona ostinazione con cui, durante quarant’anni di lavoro, la Compton-Burnett ha posto e risolto in modo identico gli stessi problemi.  Ma Ivy ha gusti classici, non contraccambia l’interesse per la maestra del nouveau roman. 

 

Stile (e gastronomia)

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Un biglietto marcelliano (datato 1909), all’attenzione della sua cuoca: Vorrei che il mio stile fosse brillante, chiaro e solido come il vostro gelato, che le mie idee fossero saporite come le vostre carote, e anche nutrienti e fresche come la vostra carne.

(J-P e R. Enthoven, Dictionnaire amoureux de Marcel Proust, Plon/Grasset)

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Manet, Une botte d’asperges

Caro Proust, perdonami

André GidePerdonami. Non ho capito niente. La lettera dolente  di André Gide all’autore della Recherche scusandosi per non averne capito il valore, anzi per averla disprezzata definendola l’opera di uno snob dilettante mondano, e dunque non facendola pubblicare dalla  Nouvelle Revue française (NRF) andrà all’asta da Sotheby’s.

Rifiuto che – scrive  – resta un rammarico, il rimorso più amaro della mia vita. E poi chiude così la lettera: Non mi perdonerò mai – ed è solo per alleviare la mia pena che mi confesso a voi questa mattina – vi supplico di essere più indulgente nei miei confronti di quanto lo sia io stesso.

 Auguri Swann

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