Quel coté Compton-Burnett di Bill Brandt

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Bill Brandt – Parlourmaid and underparlourmaid ready to serve dinner, 1933

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Ivy Compton-Burnett

Le due cameriere sono una un’emanazione folgorante del mondo compton-burnettiano, di quegli interni inglesi scanditi dalla dialettica servitù-padroni che tanto ha ispirato la scrittrice. Intervistato per un documentario della BBC nel 1983, quando gli viene chiesto di questa immagine, Bill Brandt afferma, forse non del tutto in malafede , che chiunque avrebbe potuto fare questa foto. Brandt era stato colpito dalla cura dei dettagli che le cameriere avevano mostrato nella loro funzione; un tratto che lui aveva enfatizzato con i toni scuri, ben lontano dai grigi riccamente sfumati preferiti dai contemporanei famosi. Molte delle sue immagini, infatti, hanno una scala di toni ridotta, e le aree più scure diventano blocchi di nero, le aree bianche del tutto sbiancate. Più di molti altri fotografi, il lavoro di Brandt ha questo timbro stilistico, molto imitato e volgarizzato dalle successive generazioni di studenti di fotografia . Continua a leggere

Capa in Color

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Robert Capa, Sulla strada da Namdinh a Thaibinh, Indocina – 1954

Ava Gardner on the set of The Barefoot Contessa, Tivoli, Italy, 1954

Ava Gardner sul set di Barefoot Contessa, Tivoli, Italy, 1954

Non solo guerra, non solo bianco e nero. Robert Capa si cimentò anche a colori – in mostra a New York da gennaio, Capa in Color, the International Centre of Photography.  Le fotografie rivelano il lavoro del maestro del bianco e nero con un mezzo nuovo e perlopiù snobbato. Henri Cartier-Bresson sosteneva che fosse qualcosa di indigesto, la negazione dei valori tridimensionali di tutta la fotografia. Le foto sono scelte tra le migliaia di immagini a colori, in gran parte inedite,  scattate da Capa dal 1938 – mentre seguiva  la guerra sino-giapponese ,fino al 1954 , quando fu ucciso da una mina in Indocina. Robert Capa in colours sheds new light on a black-and-white master

Miliziano caduto, icona per caso – BartlebyCafé

Robert Capa/Magnum/ICP

Picasso con il figlio Claude, Vallauris, France, 1948 – Ph Robert Capa/ICP/Magnum

William Klein, outsider d’istinto

01_largeGrande retrospettiva di William Klein – Foam Amsterdam, dal 20 dicembre al 12 marzo. Klein ha alternato fotografia a cinema, dopo aver studiato sociologia e aver lavorato come illustratore. A Parigi si è dedicato alla pittura subendo l’influenza di Fernand Léger. Tornato negli Stati Uniti ha pubblicato un lavoro su New York che lo ha fatto conoscere. Tra dadaismo e preludi di pop art, ha lavorato anche per Vogue e nel 1957 ha ricevuto il Prix Nadar. I suoi libri sono dedicati a Roma (nel 1958, mentre lavorava come assistente di Fellini), a Mosca e a Tokyo. Si è dedicato anche al cinema, firmando tra gli altri Muhammad Ali, the greatest.

“I was an outsider, following my instincts”

Nella mia fotografia c’è un po’ di tutto: la messa in scena, l’object trouvé, la manipolazione. Ci sono foto di moda ma anche foto di famiglia, tipo quelle che potrebbe tranquillamente scattare la mia portiera.

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Fotografo quello che ho davanti a me, vado vicino per vedere meglio e uso un grandangolo per prendere il più possibile nell’inquadratura.

Mi sentivo un etnografo in cerca del documento più diretto. Scattavo per me stesso. Mi sentivo libero.

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