Monk/Murakami

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murakamiUno dei miei jazzisti preferiti di tutti i tempi  è Thelonious Monk. Una volta qualcuno gli chiese come fosse riuscito a ottenere un certo suono speciale dal pianoforte. Monk indicò la tastiera e disse: “Non può essere una nuova nota. Quando si guarda la tastiera, tutte le note ci sono già. Ma ogni singola nota può suonare in modi diversi. Devi scegliere la nota che  davvero vuoi! ” Ricordo spesso queste parole quando scrivo, e penso tra me e me, “E ‘vero. Non ci sono parole nuove. Il nostro compito è quello di dare nuovi significati e connotazioni particolari alle parole assolutamente normali. “Trovo il pensiero rassicurante. Ciò significa che vaste distese sconosciute si trovano ancora davanti a noi, territori fertili che aspettano solo  noi per coltivarli. (H. Murakami, The New York Times)

jazzHaruki Murakami, Ritratti in jazz, Einaudi

T. Monk Bombs in Paris in 1954, Then Makes a Triumphant return in 1969

Art Tatum

2COP_Bollani_parlo di musica.inddVa detto che Tatum era il dio del pianoforte jazz, quello tecnicamente più dotato di tutti. Arturo Benedetti Michelangeli e Vladimir Horowitz, due fra i più grandi virtuosi del piano classico del Novecento, andavano ad assistere ai suoi concerti e ne rimanevano impressionati. Aveva una tecnica spaventosa e suonava una musica jazz legata in maniera sotterranea alla storia del pianoforte: nel suo jazz sentivi il ragtime, il quale a sua volta rimandava al pianoforte da salotto ottocentesco, Chopin e Liszt, il pianoforte virtuoso. Art  Tatum metteva d’accordo tutti e paradossalmente oggi, proprio per la sua bravura evidente, rischia di passare inosservato in certi suoi dettagli: perché su trentadue battute di virtuosisimi impervi, c’è “nascosta” una piccola battuta con una modulazione armonica molto moderna, assolutamente lontana dal jazz anni Quaranta. Quanto fosse sorprendente in quegli attimi lo si può vedere solo trascrivendo le sue improvvisazioni: anch’io da bambino l’ho fatto, usando un apparecchio Akai che rallentava la velocità della registrazione senza modificare l’altezza delle note. In quel modo coglievo tutti i particolari. (da S. Bollani, Parliamo di musica)

Il jazz puro non esiste

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Das Lied der Trennung

Ancora contaminazioni. Ecco una brillante rivisitazione jazz del mozartiano Das Lied der Trennung, con l’interpretazione interessante di Marion Rampal (qui canta Youkali di Kurt Weill). E’ tratto dal cd Heaven-Amadeus&TheDuke. Qui  Raphaël Imbert con audacia fa dialogare Duke Ellington e Mozart; un ponte  tra musica classica occidentale e musica afro-americana, in una specie di moderna jam session di vari ingredienti multiculturali: blues, musica da camera, canzoni, lied, motivi sacri, gospel, arie d’opera.

Testo e traduzione – Das Lied der Trennung

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Marion Rampal – My Space

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