Blue Jasmine a pezzi

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Blue Jasmine riporta Woody Allen alla sua ispirazione bergmaniana. Due foto a confronto – Cate Blanchett e Liv Ulmann in Persona – mostrano una simile sofferenza  interrogativa. Come in Persona, il tema è il racconto di un’identità a pezzi,  che ricorda quell’Harry protagonista di un altro film di Woody. Ma qui Jasmine non è ripresa fuori fuoco per far capire la crisi, basta la bravura della Blachett – sprofondata da ricca wasp a nullatenente – per  raccontare la sua sfasatura. Con il crollo del suo matrimonio non ha più alibi per non guardarsi dentro. In mancanza di altro si limita a continuare a mentire, se non più a se stessa, almeno agli altri, almeno al nuovo boyfriend, giusto per irretirlo meglio. Il monologo delirante  finale è un finale aperto. Sull’abisso della coscienza, tra frammenti di ricordi, Xanax, Martini, totale spaesamento. Sulla fatica di esser-ci dopo aver inanellato tanti comodi e chic ‘come se’. Dove l’Altro – esilarante incipit – è solo un pretesto per far tracimare il proprio ego, ora ferito e prima esaltato. Allen torna a raccontare  il lato d’ombra – in sintonia con la sua natura malinconica – come in Match point e Crimini e misfatti. E Cate Blanchett mostra la disperata impotenza della ‘persona’, ma senza maschere.

ulmann

Madame de…

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“Amo moltissimo il cinema di Max Ophuls. Lo metto al primo posto. Mi piacciono moltissimo i suoi inusuali movimenti di macchina che sembrano andare avanti all’infinito, in scenari da labirinto”.
(in E. Ghezzi, Stanley Kubrick, 1977, p. 2).

Se Le plaisir è il film che contiene forse i movimenti di macchina più complessi nella storia del cinema, il successivo Madame de… (1953; I gioielli di madame de…), tratto da un racconto di Louise de Vilmorin, mostra il curioso percorso di alcuni gioielli che, passando di mano in mano, ritornano al punto di partenza, in una specie di girotondo che offre al regista l’occasione di descrivere l’incertezza dei sentimenti e delle fortune con eccezionali movimenti della cinepresa, la cui eleganza nasconde ancora una volta il gioco amaro della vicenda raccontata.
(da Max Ophuls – Treccani)

Max Ophuls e il suo capolavoro Madame de…

Master of Ceremonies – The New Yorker

A dark and laughing ringmaster

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Orgoglio e kitsch

Se fosse un’opera di Jeff Koons non ci sarebbe da stupirsene. Evocando associazioni che vanno da Leda e il cigno al mostro di Lochness, è emersa dal lago Serpentine di Hyde Park l’icona letteraria da sempre oggetto di sconfinato désir nelle fattezze prestanti di Colin Firth. La statua di 3 metri e mezzo in fibra di vetro è un omaggio alla serie tv del 1995 Orgoglio e pregiudizio in cui Colin Firth vestiva i panni di Mr. Darcy. Una scena di culto della serie (vedi sotto) mostrava Firth che usciva dall’acqua con la camicia bagnata.

Lo scultoreo sex symbol  è l’ultima espressione del connubio tra arte pubblica e pubblicità. Infatti è lì per promuovere Drama, nuovo canale digitale gratuito britannico dedicato a programmi come appunto  Pride and Prejudice.

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