Il colore della lontananza

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Tinos

Mi conosco abbastanza. Se in un quadro i cattivi umori del pittore, le sue torbide malinconie, i suoi errori, le sue sfrenate ambizioni condensano e s’esprimono, state certi che là, in quel punto, troverete la mia ombra, l’ombra del Blu.

Ennio Flaiano, Autobiografia del Blu di Prussia

Il primo scatto Sartre e De Beauvoir. E la moda delle ‘fotografie da tiro’

simone Simone de Beauvoir con Jean-Paul Sartre – Parigi, 1929

Qualche anno fa la mostra londinese Shoot! Existential Photography ha ricostruito la storia di un’attrazione insolita che cominciò a farsi notare nelle fiere d’Europa dopo la Prima guerra mondiale: la galleria fotografica al tiro a segno. Funzionava più o meno così. Un concorrente pagava qualche soldo per cercare di colpire il centro di un bersaglio con una pistola. Se faceva centro una fotocamera scattava la foto, e invece di vincere un piccolo giocattolo il concorrente riceveva la foto di se stesso mentre sparava. La mostra in questione raccontava di come molti artisti e intellettuali fossero affascinati dal gioco; tra loro c’erano Simone de Beauvoir, Jean-Paul Sartre, Man Ray e Lee Miller. (qui una photogallery di alcuni scatti famosi).

Certo è una forma di autoritratto insolita, che prelude in qualche modo al selfie.  Ma soprattutto, ecco una fotografia di de Beauvoir e Sartre, insieme al tiro a segno. Scattata al quartiere fieristico di Porte d’Orléans a Parigi, nel giugno 1929 – lo stesso anno in cui i due giovani  intellettuali si incontrarono –  la foto è, secondo il blog Avec Beauvoir, la prima della coppia insieme. E De Beauvoir a quanto pare fa centro con gli occhi chiusi.

“C’è un ‘fuori’ che pesa sull’immagine”. Jeff Wall in mostra a Copenaghen

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Jeff Wall, The Destroyed Room (1978)  (ispirata a La morte di Sardanapalo di Eugène Delacroix)

Per chi volesse conoscere meglio  l’artista fotografo canadese Jeff Wall, c’è una buona occasione europea. Il museo d’arte moderna Louisiana, a Copenaghen, ospita fino al 21 giugno una mostra  a lui dedicata  con 35 fotografie (catalogo Jeff Wall – Tableaux Pictures Photographs 1996-2013).

Il percorso del fotografo, nato a Vancouver nel 1946, parte da studi nel campo dell’arte. Lo si vede subito dalle sue immagini, anche da quella in alto, forse la più famosa, ispirata a un quadro di Delacroix. I loro grandi formati ricordano i quadri dell’Ottocento, la loro ricercatezza in ogni dettaglio presuppone sia accurate preparazioni in set nei quali il fotografo si muove come regista, che il grande lavoro di post-produzione. In Italia le sue foto sono state esposte  al PAC  di Milano. Ecco un frammento sulla sua estetica.

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«Uno dei problemi delle mie fotografie sta nel fatto che, siccome sono costruite, siccome sono, come io dico, “cinematografiche”, si può avere la sensazione che contengano tutto, che non vi sia un “fuori” rispetto a esse, come c’è in generale in tutta la fotografia. Nell’estetica dell’arte fotografica che discende dal fotogiornalismo, l’immagine è chiaramente un frammento di una totalità più grande che in se stessa non può mai essere direttamente esperita. Il frammento, dunque, rende a suo modo quella totalità visibile o comprensibile, forse attraverso una complessa tipologia di gesti, oggetti, modi ecc. Ma c’è un “fuori” rispetto all’immagine, e questo fuori pesa sull’immagine, esigendo da essa significato. Il resto del mondo rimane non visto ma presente, con la sua richiesta di venire espresso o significato nel frammento o come frammento.»

(Jeff Wall, da Roberta Valtorta, Il pensiero dei fotografi, p. 251)