Georgia O’Keeffe ‘forgiata’ da Stieglitz

Di costruzione dell’immagine pubblica e icone si era parlato con Annemarie Schwarzenbach nel saggio sulle moderne icone di moda. L’interessante stralcio citato sotto, tratto da La fotografia cambia tutto a cura di Marvin Heiferman (un saggio su come le fotografie non si limitano a mostrarci le cose, ma le determinano; l’intervento in questione è firmato da Barbara Buhler Lynes, curatrice del Georgia O’Keeffe Museummette in evidenza la formazione dell’immagine pubblica di Georgia O’Keeffe, ‘forgiata’ dagli scatti di Alfred Stieglitz – suo compagno oltre che imponente protagonista della cultura fotografica emergente – che ne fece un’icona androgina e moderna. Non fu un’operazione indolore per lei, e solo dopo molto si impose per come voleva essere vista.

stieg

Alfred Stieglitz – Georgia O’Keeffe: A Portrait (1918)

«Le fotografie di Stieglitz alla O’Keeffe da giovane forgiarono un’immagine pubblica dell’artista non solo come forza della natura di grande sensualità, benché a prima vista ingenua e vulnerabile, ma anche come donna moderna e sessualmente emancipata. Il potere di questa immagine è misurato dal fatto che agì come equivalente visivo della entusiastica e costante promozione da parte di Stieglitz  delle sue opere come manifestazione del suo erotismo.

Anche se l’immagine pubblica costruita dalle fotografie di Stieglitz la infastidiva, così come le idee di lui sul significato del suo lavoro, negli anni Venti la pittrice non era nella posizione di contraddirlo. Era nuova nella comunità artistica di New York, mentre Stieglitz era una delle sue figure di punta, e il suo sostegno e promozione avevano il merito di aver avviato la folgorante carriera della pittrice e la sua aumentata indipendenza finanziaria. Alla fine del decennio, i ricavi delle vendite dei suoi quadri avevano reso la O’Keeffe una milionaria nella attuale valuta. Inoltre, la giovane era profondamente innamorata di Stieglitz, e avendo vissuto con lui fin dal 1918 (lo sposò nel 1924), sapeva fin troppo bene che nélei né nessun altro era in grado di fargli cambiare idea o opinione.

Eppure, sviluppò strategie silenziose per contrastare quelli che riteneva fraintendimenti della sua personalità e del suo lavoro. Associò le interpretazioni freudiane che dominavano le critiche alla sua personale del 1923 alle immagini recenti, innovative e astratte presenti nella mostra. E così inizio a spostare l’enfasi su un immaginario lontano dall’astrazione, per ridefinirsi come pittrice figurativa; oggi è conosciuta soprattutto come pittrice di fiori. (…)

georgia

Georgia O’Keeffe – foto Yousuf Karsh (1956)

Il fatto che la O’Keeffe avesse ben valutato il potere della fotografia come mezzo di costruzione dell’identità divenne evidente soprattutto dopo che ebbe lasciato New York nel 1949 per trasferirsi in pianta stabile nel New Mexico, tre anni dopo la morte di Stieglitz. Da quel momento fino alla sua morte nel 1986, si lasciò fotografare da molti fotografi professionisti, contando sempre più sul medium per costruire un’immagine di sé basata sulle sue idee a proposito della sua personalità e della sua opera, come si vede nel ritratto scattato da Yousuf Karsh nel 1956 (sopra).

Questa immagine della O’Keeffe come severa e intransigente individualista, insieme a tante altre, fu pubblicata su molti giornali e riviste. Attraverso di esse, l’artista riuscì  a costruire un’immagine pubblica capace di veicolare il modo in cui lei stessa si concepiva (…) Descrivendosi a modo suo e alle sue condizioni, la pittrice riuscì a sostituire questa immagine pubblica con quella promossa dai primi ritratti di Stieglitz.»

Georgia O’Keeffe ‘forgiata’ da Stieglitz

Di costruzione dell’immagine pubblica e icone si era parlato con Annemarie Schwarzenbach nel saggio sulle moderne icone di moda. L’interessante stralcio citato sotto, tratto da La fotografia cambia tutto a cura di Marvin Heiferman (un saggio su come le fotografie non si limitano a mostrarci le cose, ma le determinano; l’intervento in questione è firmato da Barbara Buhler Lynes, curatrice del Georgia O’Keeffe Museummette in evidenza la formazione dell’immagine pubblica di Georgia O’Keeffe, ‘forgiata’ dagli scatti di Alfred Stieglitz – suo compagno oltre che imponente protagonista della cultura fotografica emergente – che ne fece un’icona androgina e moderna. Non fu un’operazione indolore per lei, e solo dopo molto si impose per come voleva essere vista.

stieg

Alfred Stieglitz – Georgia O’Keeffe: A Portrait (1918)

«Le fotografie di Stieglitz alla O’Keeffe da giovane forgiarono un’immagine pubblica dell’artista non solo come forza della natura di grande sensualità, benché a prima vista ingenua e vulnerabile, ma anche come donna moderna e sessualmente emancipata. Il potere di questa immagine è misurato dal fatto che agì come equivalente visivo della entusiastica e costante promozione da parte di Stieglitz  delle sue opere come manifestazione del suo erotismo.

Anche se l’immagine pubblica costruita dalle fotografie di Stieglitz la infastidiva, così come le idee di lui sul significato del suo lavoro, negli anni Venti la pittrice non era nella posizione di contraddirlo. Era nuova nella comunità artistica di New York, mentre Stieglitz era una delle sue figure di punta, e il suo sostegno e promozione avevano il merito di aver avviato la folgorante carriera della pittrice e la sua aumentata indipendenza finanziaria. Alla fine del decennio, i ricavi delle vendite dei suoi quadri avevano reso la O’Keeffe una milionaria nella attuale valuta. Inoltre, la giovane era profondamente innamorata di Stieglitz, e avendo vissuto con lui fin dal 1918 (lo sposò nel 1924), sapeva fin troppo bene che nélei né nessun altro era in grado di fargli cambiare idea o opinione.

Eppure, sviluppò strategie silenziose per contrastare quelli che riteneva fraintendimenti della sua personalità e del suo lavoro. Associò le interpretazioni freudiane che dominavano le critiche alla sua personale del 1923 alle immagini recenti, innovative e astratte presenti nella mostra. E così inizio a spostare l’enfasi su un immaginario lontano dall’astrazione, per ridefinirsi come pittrice figurativa; oggi è conosciuta soprattutto come pittrice di fiori. (…)

georgia

Georgia O’Keeffe – foto Yousuf Karsh (1956)

Il fatto che la O’Keeffe avesse ben valutato il potere della fotografia come mezzo di costruzione dell’identità divenne evidente soprattutto dopo che ebbe lasciato New York nel 1949 per trasferirsi in pianta stabile nel New Mexico, tre anni dopo la morte di Stieglitz. Da quel momento fino alla sua morte nel 1986, si lasciò fotografare da molti fotografi professionisti, contando sempre più sul medium per costruire un’immagine di sé basata sulle sue idee a proposito della sua personalità e della sua opera, come si vede nel ritratto scattato da Yousuf Karsh nel 1956 (sopra).

Questa immagine della O’Keeffe come severa e intransigente individualista, insieme a tante altre, fu pubblicata su molti giornali e riviste. Attraverso di esse, l’artista riuscì  a costruire un’immagine pubblica capace di veicolare il modo in cui lei stessa si concepiva (…) Descrivendosi a modo suo e alle sue condizioni, la pittrice riuscì a sostituire questa immagine pubblica con quella promossa dai primi ritratti di Stieglitz.»

Brancusi alla Tate Modern

Apre in questi giorni alla Tate Modern di Londra una importante mostra dedicata allo scultore rumeno: Constantin Brancusi. The essence of things. Un’occasione per contemplare la purezza primordiale delle sue forme.Le sue sculture innovative – si afferma nella presentazione della mostra sul sito della Tate – hanno introdotto per la prima volta l’astrazione e il primitivismo nella scultura. E sono state fondamentali per lo sviluppo dell’arte moderna, allo stesso modo della pittura di Picasso. Le sculture semplificate di Brancusi sono riconosciute come icone del Modernismo.

Constantin Brancusi – leggiamo dal sito della Collezione Peggy Guggenheim – nasce a Hobitza, un villaggio rumeno, il 19 febbraio 1876. Studia Arte alla Scuola di Arti e Mestieri di Craiova dal 1894 al 1898, quindi alla Scuola di Belle Arti di Bucarest dal 1898 al 1901. Desideroso di continuare la propria educazione artistica a Parigi, vi si reca nel 1904 e si iscrive all’Ecole des Beaux Arts nel 1905. Partecipa l’anno seguente con alcune sculture al Salon d’Automne dove incontra Auguste Rodin.

Subito dopo il 1907 ha inizio la sua maturità artistica. Stabilitosi a Parigi, lo scultore mantiene stretti contatti con la Romania, ritornandovi frequentemente ed esponendo a Bucarest quasi ogni anno. A Parigi i suoi amici sono Amedeo Modigliani, Fernand Léger, Henri Matisse, Marchel Duchamp e Henri Rousseau. Nel 1913 cinque sculture di Brancusi sono presenti all’Armory Show a New York. Nel 1914 Alfred Stieglitz allestisce la prima personale dell’opera di Brancusi nella sua galleria “291” a New York.

Brancusi non è mai stato membro di movimenti artistici organizzati, anche se subito dopo il 1920 frequenta assiduamente Tristan Tzara, Francis Picabia e molti altri dadaisti.

Negli anni ’30 l’artista intraprende lunghi viaggi, visita l’India, l’Egitto e i Paesi europei. Nel 1935 riceve l’incarico di realizzare un monumento ai caduti per il parco di Turgu Jiu in Romania e progetta un insieme che comprende recinzioni, tavoli, sgabelli e una Colonna senza fine. In India progetta un tempio della meditazione per il maragià di Indore.

Dopo il 1939 Brancusi lavora da solo a Parigi. Termina il gesso Grand coq, la sua ultima scultura, nel 1949. Nel 1952 è naturalizzato francese. Muore a Parigi il 16 marzo 1957.

Su Internet
Brancusi alla Tate
Collezione Peggy Guggenheim