Tomboy Virginia

Virginia Woolf a 12 anni con la sorella Vanessa – St. Ives, 1894

Raramente, faccio notare,  delle scene illustrano il mio rapporto con Vanessa , ma definirle ‘scene’ è troppo profondo.  Vanessa e io eravamo  entrambe ciò che chiamiamo maschiacci, abbiamo giocato a cricket , ci strapazzavamo sulle rocce, salivamo sugli alberi, ci dicevano di non preoccuparci per i vestiti e così via.

Fino ai quindici anni, infatti, era esteriormente sobria e austera, la più affidabile, e sempre la maggiore; a volte lamentava le sue “responsabilità” . Ma sotto la superficie grave … bruciava anche la … passione per l’arte . … Una volta la vidi  scarabocchiare su una porta nera un grande labirinto di linee, con il gesso bianco . “Quando sarò una pittrice famosa,” cominciò, e poi si voltò timida e lo cancellò nel suo modo capace … Era impacciata come un puledro dalle gambe lunghe .

Così Virginia Woolf ricordava la sorella Vanessa Bell in una corrispondenza ripresa da  Smith College. Poi scrisse alcune delle più belle opere moderniste del Ventesimo secolo, e Vanessa diventò una riconosciuta pittrice – vedi 142 dei suoi dipinti qui. Ma nei loro anni di tomboy erano solo ragazze desiderose di giocare bene a cricket. Come si vede dalla foto sopra e da quella sotto, in cui a 5 anni Virginia gioca con il fratellino Adrian Stephen (anche lui futuro membro del gruppo di Bloomsbury).

(da Open Culture)

Jane Dunn, Vanessa e Virginia – BartlebyCafé

Virginia Woolf a 5 anni con il fratello Adrian Stephen – 1886

Virginia Woolf da giovane (con Vanessa)

woolf-and-sister-playing-cricket

Virginia Woolf a 12 anni con la sorella Vanessa – St. Ives, 1894

Raramente, faccio notare,  delle scene illustrano il mio rapporto con Vanessa , ma definirle ‘scene’ è troppo profondo.  Vanessa e io eravamo  entrambe ciò che chiamiamo maschiacci, abbiamo giocato a cricket , ci strapazzavamo sulle rocce, salivamo sugli alberi, ci dicevano di non preoccuparci per i vestiti e così via. Fino ai quindici anni, infatti, era esteriormente sobria e austera, la più affidabile, e sempre la maggiore; a volte lamentava le sue “responsabilità” . Ma sotto la superficie grave … bruciava anche la … passione per l’arte . … Una volta la vidi  scarabocchiare su una porta nera un grande labirinto di linee, con il gesso bianco . “Quando sarò una pittrice famosa,” cominciò, e poi si voltò timida e lo cancellò nel suo modo capace … Era impacciata come un puledro dalle gambe lunghe .

Così Virginia Woolf ricordava la sorella Vanessa Bell in una corrispondenza ripresa da Smith College. Poi scrisse alcune delle più belle opere moderniste del Ventesimo secolo, e Vanessa diventò una riconosciuta pittrice – vedi 142 dei suoi dipinti qui.

_________________________________________

vanessa virginia

Per apprezzare la storia del rapporto complesso e complice tra due sorelle fuori dal comune, bisogna amare Virginia Woolf. Avere la curiosità, che il libro ampiamente soddisfa, di addentrarsi nell’atmosfera (truce) di casa Stephen, per sapere di che cosa si parla (soprattutto di cosa non si deve parlare) all’ora del the, per scoprire quali aspirazioni muovano le artefici di Bloomsbury. Avere l’orecchio pronto a cogliere, della scrittrice dalla voce ormai inconfondibile, un timbro ‘familiare’. Che ci svela altre sfumature del suo straziante, ma creativo dis-ease. Non è l’ennesima biografia, precisa Jane Dunn. La sua attenzione si focalizza sulla storia del rapporto tra Virginia Woolf e Vanessa Bell, sulle dinamiche da cui, anche, sono scaturite, per contrasto, le rispettive arti, ‘necessarie’ all’una come all’altra: la pittura e a scrittura. Come si dividono le arti, così la stessa legge complementare, ma non per questo priva di qualche competizione, sembra determinare i loro destini.

Tanto è cerebrale, ombrosa, sola, impotente, problematica Virginia, quanto è solare, energica, materna e assertiva Vanessa. Per la scrittrice il rapporto con la sorella è subito importante; nel romanzo Notte e giorno il suo intento è proprio quello di esplorare la sua personalità. Ma è anche segnato, per Virginia, dalla paura della perdita, e in generale dall’ansia di doversi misurare – lei outsider per vocazione – con le aspettative degli altri. «Quanta gentilezza, ma anche quanta stupidità c’è al mondo. Perché mi dicono tutti di sposarmi? Sarà umano, ma mi pare disgustoso».

(c) Henrietta Garnett; Supplied by The Public Catalogue Foundation

Virginia Woolf – Vanessa Bell

Sulla passione materna di Vanessa, scrive: «Essa è certamente smisurata e priva di scrupoli. Saresti capace, senza accorgertene, di incenerirci tutti per dare ad Angelica un giorno di piacere. Sei un semplice strumento nelle mani della passione (…) In realtà nutro per la maternità gli stessi sentimenti che tu nutri per il matrimonio, con la differenza che la maternità mi sembra un rapporto più distruttivo e limitante». Nella sua invettiva c’è la competizione con la sorella, ma anche la gelosia. C’è la critica feroce alla piena accettazione, da parte di Vanessa, del modello di femminilità istillato dalla madre – archetipo dell’abnegazione per la famiglia – a svantaggio del suo talento di pittrice.

dscn1168I lutti scandiscono la loro austera giovinezza vittoriana. In poco tempo muoiono la madre, la sorella maggiore, il padre, il fratello. Vi si aggiungono le ripetute attenzioni moleste da parte di due fratellastri. La sua anima melanconica ne sarà segnata, la sua malattia nervosa la porterà ciclicamente vicino allo sprofondamento. La Morte contro cui ingaggia una battaglia personale diventa anche protagonista, presenza-assenza dei suoi romanzi. E’ così per Septimus in Mrs Dalloway, per la signora Ramsey in Gita al faro, per Percival in Le onde: «La morte è il nemico. Contro di te mi scaglierò, invitto e indomabile, o Morte!». La lotta di Virginia finisce con il suo suicidio.

Un altro tempo

Provate un po’ a immaginare una situazione così: Virginia Woolf ricama a punto-non-so che-cosa lo schienale di una seggiola, su disegno progettato da Duncan Grant mentre sua sorella Vanessa Bell disegna per lei la copertina di The Waves intanto che Percy Wyndham Lewis, tra un Blast e l’altro, dipinge il ritratto di Edith Sitwell fotografata con i suoi fratelli da Cecil Beaton. I tre Sitwell si fanno affrescare la Villa di Montegufoni in Val di Pesa da Gino Severini; dopodiché tutti giù a rovistare tra gli avanzi di gomitoli di lana per i calzerotti da inviare ad Alec Guinnes sotto le armi. Ma cos’è? Una burla, una sceneggiatura per una pièce? No. È tutto vero.

Tratteggiare una mescolanza di personalità illustri e individui burloni è sufficiente a dare un’idea solo molto approssimativa di uno dei luoghi bizzarri di un Novecento ancora sconosciuto. Ricostruirlo è il compito di una mostra ideata da Lea Vergine al Mart di Rovereto: “Un altro tempo. Tra Decadentismo e Modern Style”, dal 22 settembre 2012 al 13 gennaio 2013. Attraverso un centinaio di opere bizzarre e audaci, l’esposizione mette in luce uno dei più interessanti fenomeni artistici e culturali del Novecento.

“Un altro tempo” è composta da sculture, dipinti e disegni, ma anche da oggetti d’uso, grafica editoriale, libri, fotografie e arredi. Sono oggetti quasi del tutto sconosciuti fuori dall’Inghilterra, e soprattutto esposti ora per la prima volta. L’interesse di queste opere non sta solo nel loro valore artistico, ma anche nella capacità di evocare emozioni e sensazioni che appartengono appunto a “un altro tempo”: sono oggetti unici, spesso eccentrici rispetto ai canoni delle arti figurative. Vederli riuniti in un percorso espositivo offre al visitatore l’occasione per una rivelazione appassionante. “Una mostra non si fa solo per guardare e vedere ma anche per sapere” scrive Lea Vergine: l’ambizione di “Un altro tempo” è quella di portare a conoscenza del pubblico un mondo mai considerato dalla storia dell’arte, ed oggi in parte scomparso, in cui le connessioni tra gli artisti sono spesso sorprendenti.

Un allestimento d’eccezione, ideato da Antonio Marras e curato da Paolo Bazzani, avrà il compito non di offrire un supporto alla mostra ma piuttosto di far rivivere questo “altro tempo” nell’esperienza soggettiva del visitatore. L’idea di Marras è quella di inserire le opere in un contesto estetico che evoca una casa londinese di Bloomsbury. Entrando in mostra attraverso uno stretto corridoio, si accede ad una serie di stanze dove sfondi e mobili sono verniciati con una curatissima palette di colori caldi e “molto polverosi”, secondo le indicazioni di Marras. Questo allestimento darà al visitatore la possibilità di immaginare e ricostruire quel tessuto di relazioni che rappresenta il vero cuore di “Un altro tempo”. (tratto da Mart – Un altro tempo. Tra Decadentismo e Modern style)

La mostra su Pinterest

Un altro tempo – videofocus

[youtube_sc url=”http://youtu.be/lL-sFHw98Xo”%5D