Visioni lynchiane

 

Paesaggi industriali da scena del crimine sono il soggetto di una mostra di David Lynch , che dopo Londra arriva a Bologna,  (fino al 31 dicembre al Mast): The Factory Photographs. Presenta più di ottanta scatti in bianco e nero di vecchi edifici industriali dismessi, da New York a Berlino.

Mi sono sempre interessato alla decadenza –  dice sorridendo Lynch alla giornalista del Guardian. Sa, le mie iniziali sono DKL, e i miei genitori per un periodo mi chiamavano ‘DK’ (la cui pronuncia è la stessa di ‘decay’, declino, ndr), finchè hanno capito cosa stavano dicendo.  Siccome diventavo sempre più piccolo e debole smisero di chiamarmi in quel modo. 

Dunque tra i talenti di Lynch c’è anche quello fotografico . Una serie di suoi scatti, 40, naturalmente in un inquietante bianco e nero, quest’anno sono stati esposti alla Maison Européenne de la Photographie in Small Stories (in alto il video).  Foto che Lynch ha fatto su richiesta, per il quartiere del Marais. Sogno, angoscia fantasmi, tra fotomontaggi e sovrapposizioni; insomma l’immaginario visivo già di Blue Velvet e Twin Peaks e Mulholland Drive.

Lui spiega: La maggior parte delle volte, raccontano piccole storie. E talvolta capita che le storie più interessanti siano anche piccole. Ma le piccole storie possono svilupparsi per diventare grandi storie. Tutto dipende dallo spettatore. È quasi impossibile non vedere emergere una storia da un’immagine fissa. E trovo che sia un fenomeno magnifico.

lynch

ph David Lynch

Lacan e l’infinito/Intervista a Massimo Recalcati

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Che sorriso è quello di Lacan? Una dolcezza strana lo percorre. È’ il sorriso di cui parla anche Nietzsche , il sorriso di colui che ha visto il Reale “senza fondo”, “senza senso” e “senza Legge”… (XVI)

Non c’è nessun Altro, infatti, che mi possa salvare dalla responsabilità dell’atto, dall’assunzione – o meno – della singolarità assoluta del mio desiderio e del mio essere di godimento. “Siamo soli e senza scuse”, ripeteva Sartre. Se c’è, come io credo e provo a sviluppare in questo libro, un neoesistenzialismo di Lacan, esso passa proprio della tesi che pone il soggetto dell’inconscio come una eccedenza nei confronti di ogni Altro della garanzia, senza un significante che nell’Altro possa rispondergli sulla verità singolare del suo desiderio, gettato nel linguaggio e nella responsabilità insostituibile alla quale l’esercizio della parola lo convoca. (XIX-XX)

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M. Recalcati, Jacques Lacan, Raffaello Cortina

Antigoni éternelles

Le mie sere con Lacan

Rimanenze  freudiane

Born in YouTube

Sembra uscita dal mondo visionario e sintetico di Mulholland Drive di David Lynch, Lana Del Rey – alias Elizabeth Grant alias Lizzy Grant. Potrebbe cantare nel Club Silencio e magari dire, No hay banda. Nel video qui sotto – un breve filmato per la rivista Interview – si nota la sua trasognata estetica retrò-dark, un altro tassello di un fenomeno mediatico perfettamente  orchestrato, nato e vissuto in Rete – il padre è un imprenditore di domini internet! – e consacrato dai milioni di clic della platea di  YouTube. Ma anche le critiche sono arrivate.  La sua esibizione al Saturday Night Live è stata giudicata “disastrosa”; per qualcuno Video Games assomiglia a un brano della greca Eleni Vitali. E poi quella bocca ‘stonata’ in un viso comunque molto bello. Le sue canzoni sono discontinue, ma si vede una crescita; alcune riuscite e originali -a cominciare da quella che dà il titolo all’album, anche grazie al video – altre più ingenue e convenzionali.

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Lana Del Rey è newyorchese, ha 25 anni, vive in Scozia. Nel 2009 ha registrato l’EP Kill Kill, sotto lo pseudonimo di Lizzy Grant. Poi ha inciso un album, Lana Del Rey A.K.A. Lizzy Grant, per un’etichetta indipendente con il produttore David Kahne. Il padre, Robert Grant, ha contribuito a commercializzare l’album, disponibile su iTunes prima di essere misteriosamente ritirato, si presume per un clamoroso flop.

Nel 2011 ha inciso il singolo Video Games, nominata miglior canzone da Pitchfork e video campione su YouTube con 23 milioni di contatti.   Il 14 dicembre ha lanciato su YouTube il video ufficiale Born to Die, diretto da Yoann Lemoine e girato nel Castello di Fontainebleau. Il singolo è uscito a gennaio 2012, e il 30 è arrivato l’album Born to die, inciso con una major.  In undici Paesi è in testa alla classifica di iTunes.

La sua voce è molto particolare e sensuale, canta un soul con inflessioni trip-hop (qua e là echi dei Portishead) in bilico tra mainstream e alternativo; altrimenti definita indie pop. Nella sua prima intervista in Italia per RNBJUNK.com parla delle sue influenze musicali. Quando ho scoperto Eminem per la prima volta, lui ha veramente cambiato la mia vita, perché non sapevo che quella musica poteva essere intelligente, perché lui stava parlando della sua stessa vita, e non stava solo rimando su delle basi per il piacere stesso di fare rime, ma stava davvero parlando di come le cose fossero, e questo mi ha fatto pensare che potevo farlo anch’io – non avrei fatto rap, ma potevo comunque parlare di come le cose erano in realtà, invece di fare semplicemente della musica sciocca… e poi lui è geniale, è un genio in alcuni momenti, per questo lo adoro. E poi ovviamente amo Frank Sinatra, semplicemente perché quando sentii la sua voce per la prima volta, non riuscivo a credere che fosse reale, era veramente la più… aveva praticamente una voce d’oro, un tono di voce che era oro. Sai: Eminem era un Maestro nei testi, poi Frank Sinatra era un Maestro nel canto, quindi semplicemente mi piacciono i Maestri di ogni singolo genere. E poi certo, quando sentii Kurt Cobain per la prima volta, ho sentito che dentro me che sapevo perfettamente ciò di cui lui stava cantando.

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Lana Del Rey – YouTube