Un altro tempo

Provate un po’ a immaginare una situazione così: Virginia Woolf ricama a punto-non-so che-cosa lo schienale di una seggiola, su disegno progettato da Duncan Grant mentre sua sorella Vanessa Bell disegna per lei la copertina di The Waves intanto che Percy Wyndham Lewis, tra un Blast e l’altro, dipinge il ritratto di Edith Sitwell fotografata con i suoi fratelli da Cecil Beaton. I tre Sitwell si fanno affrescare la Villa di Montegufoni in Val di Pesa da Gino Severini; dopodiché tutti giù a rovistare tra gli avanzi di gomitoli di lana per i calzerotti da inviare ad Alec Guinnes sotto le armi. Ma cos’è? Una burla, una sceneggiatura per una pièce? No. È tutto vero.

Tratteggiare una mescolanza di personalità illustri e individui burloni è sufficiente a dare un’idea solo molto approssimativa di uno dei luoghi bizzarri di un Novecento ancora sconosciuto. Ricostruirlo è il compito di una mostra ideata da Lea Vergine al Mart di Rovereto: “Un altro tempo. Tra Decadentismo e Modern Style”, dal 22 settembre 2012 al 13 gennaio 2013. Attraverso un centinaio di opere bizzarre e audaci, l’esposizione mette in luce uno dei più interessanti fenomeni artistici e culturali del Novecento.

“Un altro tempo” è composta da sculture, dipinti e disegni, ma anche da oggetti d’uso, grafica editoriale, libri, fotografie e arredi. Sono oggetti quasi del tutto sconosciuti fuori dall’Inghilterra, e soprattutto esposti ora per la prima volta. L’interesse di queste opere non sta solo nel loro valore artistico, ma anche nella capacità di evocare emozioni e sensazioni che appartengono appunto a “un altro tempo”: sono oggetti unici, spesso eccentrici rispetto ai canoni delle arti figurative. Vederli riuniti in un percorso espositivo offre al visitatore l’occasione per una rivelazione appassionante. “Una mostra non si fa solo per guardare e vedere ma anche per sapere” scrive Lea Vergine: l’ambizione di “Un altro tempo” è quella di portare a conoscenza del pubblico un mondo mai considerato dalla storia dell’arte, ed oggi in parte scomparso, in cui le connessioni tra gli artisti sono spesso sorprendenti.

Un allestimento d’eccezione, ideato da Antonio Marras e curato da Paolo Bazzani, avrà il compito non di offrire un supporto alla mostra ma piuttosto di far rivivere questo “altro tempo” nell’esperienza soggettiva del visitatore. L’idea di Marras è quella di inserire le opere in un contesto estetico che evoca una casa londinese di Bloomsbury. Entrando in mostra attraverso uno stretto corridoio, si accede ad una serie di stanze dove sfondi e mobili sono verniciati con una curatissima palette di colori caldi e “molto polverosi”, secondo le indicazioni di Marras. Questo allestimento darà al visitatore la possibilità di immaginare e ricostruire quel tessuto di relazioni che rappresenta il vero cuore di “Un altro tempo”. (tratto da Mart – Un altro tempo. Tra Decadentismo e Modern style)

La mostra su Pinterest

Un altro tempo – videofocus

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Mario Praz

«E m’incantano gli specchi e e le immagini riflesse negli specchi che sono già un po’ allontanate dalla vita, già rese quadro (…). Appartengo alla categoria delle persone dotate d’intelligenza imperfetta, cioè quelle che si contentano di frammenti e ritagli di Verità». Non si potrebbe descrivere meglio – scrive Corrado Augias nell’introduzione all’ultima intervista rilasciata da Mario Praz – il suo metodo di fare critica procedendo per accostamenti e metafore, trascorrendo da una disciplina all’altra, irradiando, da un particolare minimo, una luce appassionata su un autore o su un intero periodo.La sua ultima intervista è solo uno dei ritratti dello studioso, contenuti nel libro che vuole ricordarne, a vent’anni dalla scomparsa, la statura di saggista, la sua estetica, il suo inimitabile stile; ed è un’ottima guida per addentrarsi nella sua opera (peraltro è stato pubblicato anche un Meridiano su Praz). Uno stile caratterizzato, così Franco Buffoni nell’introduzione, da una «bruciante capacità di sintesi; (…) mentre con Croce ci si chiede che cosa sia l’arte, Praz descrive come essa è».

Il libro è suddiviso in tre parti. La prima raccoglie interventi dal carattere biografico e aneddotico e si sofferma sugli studi di Praz storico dell’arte. La seconda parte racconta il Praz anglista e americanista. Nella terza si parla della ‘lingua’ di Praz e del suo rapporto con il mondo editoriale. Tra gli scrittori che firmano i vari interventi, caratterizzati tutti da un’appassionata ammirazione, raccolti nel volume, ci sono Pietro Citati, Valerio Magrelli, Enzo Siciliano, Alberto Arbasino.

Mario Praz (1896-1982) fu tanto rigoroso nelle ricerche filologiche quanto versatile nel modo di scrivere; aveva una grande capacità di evocare con precisione ambienti e personaggi. Il suo studio più famoso in ambito di anglistica si sofferma sull’analisi della poetica e dei temi del Decadentismo: La carne la morte e il diavolo nella letteratura romantica (1950). In Fiori freschi (1982) si interessa al rapporto tra letteratura e arti figurative. Studia anche il macabro e i grottesco, e tutti questi suoi interessi confluiscono nell’autobiografica Casa della vita (1958).

«Come tutti i grandi monumenti del feticismo – scrive Citati – La casa della vita, dove Praz raccontò la propria vicenda, è un libro tragico. Egli sapeva che la trasformazione dell’esistenza in oggetti è un peccato: si sentiva colpevole della propria impresa; e a volte si domandava se contemplando mobili Impero, Conversation pieces, case di bambole, non avesse perduto la vita che in giovinezza aveva intravisto. (…) Quando pensava così era ingiusto verso se stesso e la Casa della vita. Le gioie più intime, spirituali e delicate che avesse mai provato – gli unici presentimenti di un mondo superiore che potesse conoscere, gliele avevano date le cose quiete, immobili e silenziose. Che aveva contemplato per tanto tempo». (cb)

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Mario Praz, un italiano da conoscere
Bellezza e bizzarria (Meridiano Mondadori)