Burri e Scianna in mostra a Venezia

Arrivano alla Casa dei Tre Oci (dal 26 agosto all’8 gennaio),  gli scatti inediti di Ferdinando Scianna sul Ghetto di Venezia, e quelli di René Burri sull’architettura e i suoi protagonisti. Due progetti espositivi autonomi ci faranno apprezzare circa 150 fotografie dei due grandi autori, entrambi membri dell’agenzia Magnum. Burri e Scianna esprimono con il loro lavoro una visione personale, che sia la passione del primo per i cambiamenti politici e sociali, o i tentativo di Scianna di cogliere, nel flusso dell’esistenza, istanti di senso e di forma. Così vedremo nello spazio veneziano sull’isola della Giudecca le rassegne René Burri. Utopia e Ferdinando Scianna. Il Ghetto di Venezia 500 anni dopoFerdinando Scianna – dice il curatore Denis Curti – ha dato forma a una memoria collettiva elevando e distinguendo singole storie di cui si avverte la bellezza e la solennità.

Rene Burri dies at 81

René Burri – foto Ansa/Walter Bieri

Utopia di René Burri (Zurigo, 1933-2014) riunisce per la prima volta oltre 100 immagini ispirate a importanti opere architettoniche  del tempo. Divenuto famoso per i ritratti iconici di Che Guevara e Pablo Picasso, Burri concepiva l’architettura come una vera e propria operazione politica e sociale, capace di veicolare e imporre una visione sul mondo, tanto da spingerlo a viaggiare sulle tracce dei grandi architetti del XX secolo, da Le Corbusier a Oscar Niemeyer, da Mario Botta a Renzo Piano, da Tadao Ando a Richard Meier.

L’ultimo piano della Casa dei Tre Oci sarà invece dedicato all’opera di Ferdinando Scianna; per i 500 anni della nascita del Ghetto ebraico di Venezia ha realizzato un reportage fotografico raccogliendo immagini sulla vita quotidiana del Ghetto, con ritratti, architetture, interni di case e luoghi di preghiera. Chiese, ristoranti, campi, gondole sono i soggetti che animano il panorama visivo del progetto. Da segnalare, in questa stanza di una dimensione simbolica, storica, rituale, connessa a sua volta con luoghi e gesti, nella semplicità descrittiva di un tempo presente e ordinario.

René Burri, costruttore di icone

Mario Dondero in un ricordo di Ferdinando Scianna

L’Obiettivo ben temperato

scianna besson

Henri Cartier-Bresson – ph Ferdinando Scianna – © Contrasto

«Eravamo andati insieme all’Espace Cardin sugli Champs-Elysée. Lo attendevano due vecchie amiche, molto amiche fin dalla gioventù. Si era portato il suo lbro sull’India da dedicare. faceva un po’ caldo. Le due signore, platealmente e con ironica complicità, lo sventagliavano come schiave orientali. Lui gongolava. Io ho fatto questa fotografia. Ero tra i pochissimi che poteva permettersi di fargli delle fotografie senza scatenare aggressioni a mano armata: lancio di scarpe, ombrellate e simili, cui ho avuto la disavventura  e il divertimento di assistere. (…) E’ morto sereno, il gran nervoso. E’ morto come è vissuto, senza paura. Lo specialista in evasioni è riuscito anche in questa.

Per ricordarlo, come chiedeva lui, ho ascoltato le Suite inglesi di Bach, la musica che più amava e che lo ha costantemente accompagnato negli ultimi anni.

Lui, l’Obiettivo ben temperato.»

(da Ferdinando Scianna, Visti&Scritti, Contrasto, pgg. 192-193)

Henri Cartier-Bresson all’Ara Pacis

Gianni Berengo Gardin e la foto amata da Cartier-Bresson (intervista)