William Klein, outsider d’istinto

01_largeGrande retrospettiva di William Klein – Foam Amsterdam, dal 20 dicembre al 12 marzo. Klein ha alternato fotografia a cinema, dopo aver studiato sociologia e aver lavorato come illustratore. A Parigi si è dedicato alla pittura subendo l’influenza di Fernand Léger. Tornato negli Stati Uniti ha pubblicato un lavoro su New York che lo ha fatto conoscere. Tra dadaismo e preludi di pop art, ha lavorato anche per Vogue e nel 1957 ha ricevuto il Prix Nadar. I suoi libri sono dedicati a Roma (nel 1958, mentre lavorava come assistente di Fellini), a Mosca e a Tokyo. Si è dedicato anche al cinema, firmando tra gli altri Muhammad Ali, the greatest.

“I was an outsider, following my instincts”

Nella mia fotografia c’è un po’ di tutto: la messa in scena, l’object trouvé, la manipolazione. Ci sono foto di moda ma anche foto di famiglia, tipo quelle che potrebbe tranquillamente scattare la mia portiera.

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Fotografo quello che ho davanti a me, vado vicino per vedere meglio e uso un grandangolo per prendere il più possibile nell’inquadratura.

Mi sentivo un etnografo in cerca del documento più diretto. Scattavo per me stesso. Mi sentivo libero.

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