Angelica Garnett

http://burusi.wordpress.com/2010/09/09/virginia-woolf/#wpcom-carousel-54104A Mantova aveva portato l’allure bloomsburiano, l’evocazione di dettagli come i suoi tè e panini al cetriolo insieme alla zia, il ricordo che agli occhi della bambina lei non era certo triste, anzi divertente e giocosa; il fatto che di Virginia lei, giovane lettrice, preferisse i saggi ai romanzi. Angelica Garnett, figlia della sorella di Virginia Woolf,  Vanessa, è morta nella sua casa nel sud della Francia all’età di 93 anni.

Nata a Charleston il 25 dicembre 1918, era la figlia illegittima dei pittori Duncan Grant (1885-1978) e Vanessa Bell (1879-1961). La paternità di Duncan Grant fu tenuta segreta per molti anni e rivelata ad Angelica solo nel 1937, quando era diciannovenne.

Nella sua infanzia condivise fin da bambina lo stesso ambiente di Maynard Keynes, Roger Fry, Lytton Strachey, Lady Ottoline Morrell, Vita Sackville-West, e soprattutto della zia Virginia. Studiò recitazione. Si dedicò al disegno, alla pittura, all’illustrazione e alla decorazione, e infine alla scrittura. Si innamorò dello scrittore inglese David Garnett, di ventisei anni più grande, e già amante del padre biologico Duncan Grant, sposandolo un anno dopo la morte di Virginia Woolf, nel 1942. Dal loro matrimonio nacquero quattro figli.  

 

 

Con le memorie di Ingannata con dolcezza  –  pubblicato in italiano dalla casa editrice La Tartaruga nel 1990 e ristampato nel 2011 –   ha vinto
numerosi premi, tra cui il J.R. Ackerley Award per la migliore autobiografia.  E’ autrice anche di La verità nascosta. Quartetto di storie di Bloomsbury (La Tartaruga), un libro a metà fra autobiografia e finzione, che racconta attraverso quattro storie la lunga vita di Angelica, nascosta dietro le voci femminili delle protagoniste.

 

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Ritratto di Marcel Proust

Ritratto di Marcel ProustHa ragione Edmund White a dire, verso la fine del suo saggio biografico, che Proust può essere più adatto ai lettori di oggi rispetto a quelli del passato.  Perché, sostiene, man mano che ci si allontana dalla vita vissuta e dal periodo storico della Recherche, tutto diventa sempre più una favola, e Proust “la nostra Sharazad”  e il “supremo compositore dello spirito”.

“I lettori moderni sono sensibili alle instancabili e brillanti analisi dell’amore di Proust – scrive White – , perché non danno più l’amore per scontato, proprio come lui. Oggi, i lettori rendono sempre pubblico il personale, politico l’intimo, filosofico l’istintivo”.

Seguiamo la scia dell’osservazione extra-letteraria. Nel nostro presente – caratterizzato dall’infinito intrattenimento kitsch dell’esser-ci, e dall’esteriorizzare/estetizzare  il proprio privato, la propria ‘anima’, oscena nel suo essere sempre in scena – il racconto del ‘gossiparo’ (ma anche strenuamente dreyfusardo; la ‘dipendenza da salotto’ non annichilisce la sua coscienza civile)  Proust sociologicamente può essere più in sintonia con lo spirito del tempo. Si staglia però rispetto all’oggi per una caratteristica precisa: la centralità dell’Io; di un Io che organizza l’esperienza e le dà una nuova luce, psicologica e filosofica; un Io che coltiva e interroga forme estetiche ‘alte’ . Un Io che disseziona relazioni e discorsi amorosi, demistifica e in qualche modo disumanizza l’amore (o ne accarezza di continuo il mistero), quando racconta la passione di Charles Swann per Odette. “E pensare che ho buttato via degli anni, che ho desiderato morire, che il mio più grande amore l’ho avuto per una donna che non mi piaceva, che non era il mio genere!”.

In 150 pagine questo saggio racconta la vita e l’opera di Proust, leggero nella narrazione, nell’intrecciare le parole dell’opera con testimonianze diverse; a volte condensando concetti in una frase fulminea.

Sul modo proustiano d’amare e sul rito del ‘bacio della buonanotte’ che incatenava la madre dello scrittore ad assecondare i capricci isterici del figlio. “Non solo Proust non si liberò mai dalla sua dipendenza, ma essa divenne il modello dei suoi amori d’adulto, dal momento che per lui la passione amorosa si esprimeva come bisogno petulante, che diventava sempre più esigente quando veniva rifiutato”.

Sulla sua gelosia ossessiva per Albertine. “Spiare, indagare in segreto, interrogare per ore  – questo era il modo di amare di Proust: una passione giuridica, o l’amore come processo”. Sul modo d’imprigionare l’amato – più dell’amore, ciò che gratifica è il suo possesso (l’idea del suo possesso), per lo scrittore – che peraltro, quando Proust scrisse La Prigioniera, non era il suo autista Agostinelli (modello di Albertine), ma il giovane scrivano dedito alla trascrizione del romanzo, che viveva con lui relegato in una stanza.

Ecco, questo indaga soprattutto, il saggio di Edmund White. Il modo di amare di Proust – attento a non svelarsi alla società come omosessuale, e poi petulante, capriccioso, contorto, perverso, ‘profanatore’ degli affetti familiari – e l’aggancio con l’opera letteraria. Un racconto molto interessante  quando parla dell’adolescenza e delle prime passioni e amicizie dello scrittore; meno sorprendente nelle parti sulla maturità, ma sempre piacevole. Nella bibliografia, una ringraziamento particolare alla biografia di Jean-Yves Tadié.
(Cristina Bolzani)

 Lindau

William C. Carter, Proust in love (Castelvecchi)

Giacomo Debenedetti, Proust (Bollati Boringhieri)

Céleste Albaret, Monsieur Proust, SE

Proust a fumetti

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Edmund White (1940, Cincinnati)
Romanziere, commediografo e critico letterario, ha esordito nella narrativa con Forgetting Elena (1973) e ha conseguito un enorme successo di pubblico e critica con la tetralogia di ispirazione autobiografica A Boy’s Own Story (1982), The Beautiful Room Is Empty (1988), The Farewell Symphony (1989) e The Married Man (2000) in Italia tradotta con i titoli Un giovane americano, La bella stanza è vuota, La sinfonia dell’addio e L’uomo sposato. Nel 1994 ha vinto il prestigioso National Book Critics Circle Award per la sua biografia di Jean Genet, in Italia pubblicata con il titolo Ladro di stile.
Playground ha pubblicato nel 2007 My Lives e nel 2008 Hotel de dream e nel 2009 Caos.

Le conseguenze

Il titolo avrebbe una suggestione malinconica, farebbe pensare agli effetti fatalmente legati alle proprie scelte. Invece in questo romanzo, che pure è mosso da densi sentimenti, gesti efferati, rimorsi e destini incrociati, si respira una leggerezza ‘francese’ di stile e d’ispirazione.

Le conseguenze (Marsilio) intreccia due storie e la Storia, tra Berlino Est poco prima della caduta del Muro e la Parigi del 1572, alla vigilia della strage degli ugonotti nella notte di San Bartolomeo. Più trame raccontate a intarsio coinvolgono un sarto, un pittore, una madre, una ragazza. I protagonisti della storia sono l’amore e le immagini, motori di vicende sempre incontrollate e imprevedibili. Giovanni Montanaro è autore anche di La croce Honninfjord, un romanzo storico-amoroso-mystery.