Kaputt

Nel 2011, in occasione della grande retrospettiva al Guggenheim, aveva giurato che non avrebbe mai più lavorato come artista. Poi, una prima smentita di se stesso con quel molto discusso Him – Hitler in preghiera nel Ghetto di Varsavia. E ora, la rivisitazione e messa in scena di una sua idée fixe.  Una suggestione che prende spunto da un’immagine forte ripresa dal Kaputt di Curzio Malaparte, che racconta di centinaia e centinaia di teste di cavallo, recise da una mannaia (i cavalli dell’artiglieria sovietica sorpresi dal vento che scende dal mare di Murmansk e imprigionati nel ghiaccio).

La Fondazione Beyeler ospita Kaputt, una nuova installazione in cui sono, per la prima volta, raccolte le cinque versioni del lavoro Untitled del 2007. I cinque cavalli imbalsamati appesi sono però diversi dai singoli cavalli che Cattelan ha presentato in passato, e che davano una sensazione di solitudine tragica che qui non c’è. Semmai i cinque sembrano sospesi in uno stato di limbo interrogativo tra la vita e la morte.

Per Kaputt l’unica informazione che abbiamo è che coinvolge creature imbalsamate che “conficcano direttamente la testa nella parete nella nostra coscienza”, dice Cattelan.

‘Until the laughter gets stuck in our throat … ’ – FT, intervista a Cattelan

Maurizio Cattelan – BartlebyCafé

Cattelan – Art Basel

 

 

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