Prima di morire addio

L’ambientazione del nuovo giallo di Fred Vargas è Roma. Non a caso, i tre giovani amici protagonisti si chiamano – ma i loro nomi veri sono altri – Tiberio, Nerone e Claude. Tre imperatori per una storia che coinvolge anche un vescovo fascinoso, una donna bella e apparentemente irraggiungibile, matrigna di Claude e sposata a un editore d’arte parigino.

E non manca un misterioso e laconico Richard Valence, a far da contraltare alle piatte indagini condotte dall’italianissimo commissario Ruggieri.

L’intreccio non è molto sofisticato ma ha un buon ritmo. La Vargas esce  vincente  per il divertimento che procura la sua scrittura, ironica e comunque mai appiattita solo sul meccanismo narrativo.

Il piacere più grande della giallista è delineare i personaggi, le loro psicologie originali e i rapporti reciproci (qui è l’amicizia tra gli Imperatori a spiccare, come in altri suoi romanzi quella dei tre Evangelisti). Lo charme ombroso e malmostoso di Valence non fa rimpiangere il commissario Adamsberg. E c’è pure il risvolto amoroso.
(Cristina Bolzani)

Un po’ più in là sulla destra

L’uomo dei cerchi azzurri

Nei boschi eterni

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L’inizio di Prima di morire addio – Einaudi (traduzione di Margherita Botto)

I due ragazzi ammazzavano il tempo alla stazione Termini di Roma.
– A che ora arriva il tuo treno? – domandò Nerone.
– Tra un’ora e venti, – rispose Tiberio.
– Hai intenzione di startene così per molto? Hai intenzione di rimanere immobile ad aspettare quella donna?
–  Sì.
Nerone sospirò. La stazione era vuota, erano le otto del mattino, e lui attendeva quel maledettto Palatino proveniente da Parigi. Guardò Tiberio che si era sdraiato su una panchina, a occhi chiusi. Poteva benissimo filarsela e tornarsene a letto.
– Non muoverti, Nerone, – disse Tiberio senza aprire gli occhi.
– Non hai bisogno di me.
– Vogli che tu la veda.
– Ah.
Nerone si risedette stancamente.
– Quanti anni ha?
Tiberio fece un calcolo mentale. Non sapeva con esattezza quanti anni potesse avere Laura. Lui ne aveva tredici e Claude dodici quando si erano conosciuti a scuola, e a quel tempo il padre di Claude si era già risposato con Laura da un bel po’. Perciò lei doveva avere quasi vent’anni più di loro. Aveva creduto a lungo che fosse la madre di Claude.

 

Un po’ più in là sulla destra

Tutto comincia da un alluce di donna, trovato a Parigi. Seguono un cane odioso e il suo padrone, esperto in macchine per scrivere.

Un frammento di osso umano diventa per l’ex sbirro detto il Tedesco, cocciuto nelle indagini quanto affascinante nell’aspetto (e accompagnato dal rospo Bufo, silente in una tasca), un imperativo categorico che lo spinge alla ricerca di un assassino. Così il Tedesco coinvolge i suoi giovani amici, gli storici Marc e Mathias – uno è medievista e  l’altro cacciatore-raccoglitore del Paleolitico, già protagonisti di Io sono il Tenebroso e Chi è morto alzi la mano –  per un viaggio che li porterà lontano da Parigi, in un paese fin troppo tranquillo.

Pubblicato in Francia nel 1996, il romanzo da noi esce proprio mentre i francesi leggono l’ultimo titolo della Vargas, Un lieu incertain, con il solito sornione Adamsberg, accompagnato dal fedele e razionale sergente Danglard, coinvolti in una storia ambientata a Londra, con tanto di vecchio cimitero, tombe e vampiri. 

Fred Vargas, pseudonimo della archeozoologa francese Frédérique Audouin-Rouzeau, anche in Un po’ più in là sulla destra rende simpatici e ironici i suoi protagonisti, sa mescolare la trama del giallo alle trame delle loro vicende amorose e biografiche in genere, ha il consueto piglio scientifico unito a una sana empatia per l’eccentricità umana, e un buon ritmo nei dialoghi. Aggiungiamo che continua e essere molto brava, e abile, anche Einaudi, nel proporre ai lettori italiani le prime storie della scrittrice mentre i francesi  si godono il suo ultimo romanzo, che tra l’altro sta scalando le classifiche. Ma noi no, per leggere  Un lieu incertain dovremo aspettare l’aprile 2009, ci ricorda lo stesso editore con un segnalibro nel libro appena uscito. Se non è suspense questa. (Cristina Bolzani)

Su Internet
L’uomo dei cerchi azzurri 
Un po’ più in là sulla destra (Einaudi)

L’uomo dei cerchi azzurri

I personaggi delle opere seriali si evolvono, cambiano, maturano, si coprono di cicatrici e invecchiano. Tex non è più da tempo il disinvolto killer privo di rimorsi dei primi albi a fumetti, la sua durezza oggi è stanca e necessaria, ha smesso perfino di fumare e l’autoironia è la sua consolazione. Jack Aubrey, il comandante della Royal Navy nato dalla penna di Pat O’Brian, aggiunge una mutilazione ed una ferita ad ogni nuovo romanzo, tra vittorie e sconfitte cresce nella percezione dolorosa del tempo che passa. Perfino il fedelissimo commissario Montalbano oggi si lancia sulla prima donna che incontra nel corso di una indagine, tradendo l’eterna findazata Livia e se stesso, perché sente la vecchiaia vicina.

Quando le opere seriali varcano i confini della lingua in cui sono scritte tutto ricomincia di nuovo. A volte i lettori si divertono a saltare da un universo all’altro; quelli che possono, perché poliglotti o perché hanno amici in altre galassie . Può avvenire nel cinema, come in Caro Diario, di Nanni Moretti, sulle pendici di un vulcano, dove un anziano intellettuale tedesco, chiede urlando ad un gruppo di turisti americani cosa stia per accadere ai personaggi della soap opera Beautiful, avanti di due anni negli Stati Uniti.

Il lettore coerente con le regole della narrativa, però, non ama le fughe in avanti. Fa parte del gioco scoprire come lo scrittore cresca assieme ai personaggi, ed il lettore lo segue con passione in questa scoperta progressiva della letteratura, della vita e del mondo.

E’ per questo che noi lettori italiani ci chiediamo cosa mai abbiamo fatto di male per meritare dalla Einaudi un trattamento così cinico e brutale. La magnifica serie di romanzi gialli nati dalla penna francese di Fred Vargas ci è stata proposta in lingua italiana dalla collana “Einaudi Stile Libero” a salti e al contrario. Soltanto ora è stato pubblicato il primo romanzo della serie, L’uomo dei cerchi azzurri, il testo cosmogonico in cui prendono per la prima volta vita i personaggi. E così conosciamo lo svagato e sognante commissario Adamsberg, il cartesiano e alcolista collega Danglard, la sua non fidanzata eterna Camille, e il primo dei suoi alienati, contorti e geniali colpevoli, che Adamsberg smaschera seguendo una traccia di vapore tra le nuvole, in una Parigi scolpita nella pietra.

Il romanzo è brillante, divertente e saggio. Ma chi ha conosciuto la Vargas della maturità non potrà che trovarlo acerbo e rigido. Anche la soluzione del giallo è troppo lambiccata e alquanto improbabile. I personaggi sono ancora teoremi, progetti, elementi di un puzzle. Il primo romanzo ci dice assai meno di quanto vorremmo e nulla che non conoscessimo già.

Fred Vargas, pseudonimo della archeozoologa francese Frédérique Audouin-Rouzeau, è una penna educata al pensiero scientifico, razionale, ma che prova una irresistibile fascinazione per quanto vi è invece di torbido, indefinito e sensuale nella natura degli uomini. E’ la corrente che scorre tra questi due poli che rende perfetta la sua scrittura. Ma non subito. Nel primo romanzo tutto questo è soltanto proclama, manifesto di una ricerca che durerà a lungo. Noi lettori italiani sapevamo già che questo viaggio nell’io profondo, che la scrittrice compie sulle spalle dei suoi personaggi, avrebbe prodotto capolavori. Peccato averlo saputo con tanto anticipo.

Un romanzo che tuttavia non si può evitare, e la furba Einaudi lo sa bene. Chi ama già i personaggi della Vargas non potrà resistere alla curiosità di vederli allo stato nascente; chi non li conosce ancora… è bene che cominci dall’inizio.

(Luca Gaballo)