La storia di Mara

Questa è la storia di un libro in giro per casa da metà marzo, un libro letto subito e subito apprezzato, poi letto ancora, più volte, come accade solo ai fumetti di qualità. Ma è anche la storia di una recensione difficile da scrivere, continuamente rimandata, addirittura abbozzata un paio di volte e poi lasciata lì, incompiuta, irrisolta.Questo fino alla risposta non cercata eppure bella e pronta proprio nell’incipit della seconda postfazione, quella di Marcello Buonuomo (la prima è un caldo omaggio di Giuliano Montaldo): «E’ sempre difficile guardarsi dentro e dover ammettere i propri sbagli». E uno sbaglio è anche questo lungo cincischiare alla ricerca delle parole giuste per evitare la trappola generazionale. Perché, in fondo, l’unica vera storia che conta in questa sede è La storia di Mara, la vena raffinata e al tempo stesso ironica di Paolo Cossi, talento in crescita del fumetto italiano, al servizio della vicenda umana di Mara Nanni, ex brigatista, quindici anni di carcere.

Non siamo di fronte ad una rievocazione: malinconica, i capelli corti e il maglione a collo alto, Mara ci porta in giro per le viuzze di Anguillara fino al belvedere sul lago di Bracciano, raccontando le cose che le sono successe a un piccolo cane amico, Seme, come per se stessa, non per un qualche pubblico. Mara parla di sé, ma parla anche delle stragi a cavallo degli anni Sessanta e Settanta, che furono la molla verso la militanza; della militanza che diventa estremismo fino al partito armato, al terrorismo; del terrorismo che è l’ennesima prigione con cui deve fare i conti. Mara parla di sé, dell’amore esaltante e di quello umiliato, dello stupore che si prova quando si finisce in una storia più grande di noi e non fai in tempo a rendertene conto che sono botte, è sangue, è galera, è vivere nascosti.

Ed è vivere ancora, diventare madre, ritrovare il volo libero dei gabbiani sul lago. Quello che colpisce, in questa confessione talmente sincera da essere quasi spietata, feroce, è la quotidianità che traspare dalla vita dei terroristi, uno spaccato inedito non si sa se più assurdo o banale. Ma colpisce anche il sereno disincanto con cui Mara snocciola la sua vita, pronta addirittura a sorridere tra sé nel bel mezzo di un’azione drammatica.

Paolo Cossi è all’altezza della sua fama. Le sue tecniche complesse, a volte elaborate e pittoriche, altre graffianti e più grafiche, si susseguono affascinanti nel gioco del bianco e nero. Bello il ritratto della Mara attuale, coinvolgenti gli incubi (reali e non) del passato, fantastiche le rielaborazioni della cronaca pescate a piene mani da quanto è ormai nell’immaginario collettivo (‘quella’ inquadratura di piazza Fontana dall’alto, ‘quella’ foto dell’arresto di Curcio e Franceschini, ‘quella’ immagine di Aldo Moro nel bagagliaio di una Renault 4). Divertente, ed estremamente efficace ai fini del racconto, l’altro tratto, decisamente da comics, che Cossi alterna con grande maestria laddove la storia di Mara glielo consente. Vale a dire, non ci crederete, spesso, dalle gaffe alle prime manifestazioni (Iran al posto di Ira, tanto per capirsi) all’ultimo arresto, su segnalazione di un bambino affacciato alla finestra. Si può far ridere con questo? Cossi ci è riuscito. E non credo che a Mara dispiaccia.
(Francesco De Vitis)

Le anime disegnate

A più di dieci anni dalla prima edizione per Castelvecchi, torna in libreria, questa volta per Minimum Fax, Le anime disegnate di Luca Raffaelli, scrittore, saggista, autore televisivo ma soprattutto punta di diamante, in Italia, di quel complesso microcosmo che si muove alla periferia del fumetto e dei cartoni animati.Il bello di Raffaelli è che la sua è un’autentica passione che trasuda da tutte le pagine del libro attraverso infatuazioni, ricordi personali e felici intuizioni. Come ad esempio quella di dividere il lavoro in tre grandi aree che rappresentano tre diverse filosofie, direi di vita: Uno per tutti: Walt Disney; Tutti contro tutti: i cartoni della Warner & Co. e quelli televisivi, da Braccobaldo ai Simpson e oltre; Tutti per uno: l’anime giapponese. Completano il quadro una dettagliata spiegazione su «come si realizza un cartone animato seriale», una corposa bibliografia e tante immagini, che mancavano completamente nella prima edizione e che hanno il merito di visualizzare i ragionamenti dell’Autore e le sue ricostruzioni.

Per un appassionato come me, il gioco di parole del titolo (da «i disegni animati» – che sarebbe la definizione più corretta in italiano, anche se ha rapidamente ceduto il passo a «cartoni animati», traduzione corrente del termine ‘cartoon’) è già una chiave d’interpretazione che sottolinea la nobiltà e la qualità di una forma di espressione e di comunicazione ancora troppo spesso vittima di sottovalutazione culturale (per poi gridare al miracolo di fronte a qualche operazione di marketing ben riuscita).

Raffaelli, tra aneddoti ed analisi, ricostruisce la storia del genere e la sua evoluzione verso la serialità (che è un po’ il passaggio dal cinema alla televisione), rivalutando anche quella produzione giapponese che i puristi (o la vecchia guardia, come me) non hanno mai guardato di buon occhio. Anche in questo caso la sua difesa è talmente appassionata e convincente che mi costringerà a riconsiderare l’atteggiamento un po’ razzista con il quale ho approcciato quella produzione (salvo scambiare, pochi anni fa, le figurine dei Pokemon con qualche collega, per aiutare mia figlia a completare il suo primo album). Ora però Arianna è interessata a Robbie Williams e Johnny Depp, mentre Cristiano (che ha poco più di tre anni) è in fissa con Winnie the Pooh. Insomma, il Giappone può attendere… ma solo per il momento, giuro.
(Francesco De Vitis)

Nel paese di Coconino

Se vi garba l’idea di portarvi in vacanza un fumetto (una novella illustrata, un romanzo a disegni, fate voi, se ve lo portate siete già oltre questa discussione che mi accompagna da quando ho cominciato ad apprezzare le nuvole parlanti), non perdete di vista le offerte della Coconino Press, casa editrice a cavallo tra Bologna, Milano e Parigi, raffinata sin dalla scelta del nome, l’immaginario paese in cui George Harriman ambientò le avventure di Krazy Cat (e non a caso una delle collane di punta deve il nome al topo Ignatz).E’ operativa da qualche anno, subito in bella evidenza per le scelte rigorose di autori e di grafica, di formato e perfino di carta, ma io l’ho scoperta solo la scorsa estate a causa della mia passione per Andrea Pazienza, del quale aveva pubblicato (oltre al mitico Francesco Stella) due raccolte di disegni veloci, spesso incompiuti, sempre potenti, Superpaz 1 ed Extrapaz, che vale la pena di possedere non fosse altro per un fantastico Pippo sognante che fa capolino da uno dei due (non ricordo quale). In quell’occasione feci il mio primo acquisto via Internet (quando c’è di mezzo il Paz non ci sono uffici stampa che tengano) e, per abbattere un po’ le spese di spedizione, ordinai anche un paio di Tardi, sperando di ritrovare (magari sotto altro titolo) una fantastica storia dei miei vent’anni, Il paese chiuso, pubblicata all’inizio degli Ottanta dall’Isola Trovata e da me incautamente prestato a una sbarba (si diceva così allora) e mai più rivista, neanche per sbaglio in qualche mercatino dell’usato.

Bingo! Eccolo lì il mio paese chiuso, con il suo grottesco senso della proprietà e il poetico Arturo sempre a spasso tra muri e cancelli per onorare il suo titolo, che poi è anche quello della nuova edizione, Il signore di Montetetro (devo dire che quando l’avevo letto sul catalogo, qualcosa era scattato nella mia testa). Per amor di cronaca va citato anche il co-autore Jean Claude Forest, anche perché è proprio quello di Barbarella… Detto di questo primo approccio, ho contattato redazione e ufficio stampa e loro mi hanno gentilmente inserito in indirizzario, facendomi arrivare, via via, una serie di proposte tutte meritevoli di considerazione.

Nell’ultimo invio, per esempio, la ristampa di un capolavoro di Lorenzo Mattotti, l’onirico e fantasmagorico viaggio de Il signor Spartaco, il bianco e nero (e noir) di Città di vetro firmato Auster (proprio lui, Paul, il romanziere), Karasik e Mazzucchelli, e il contributo del socio fondatore Igort alla collana Ignatz, movimento transnazionale di nuove narrazioni con tanto di manifesto del nomadismo fumettista, con l’avvio della nouvelle grapique d’ambientazione giapponese Baobab n.1, veramente notevole.

Ma di cose notevoli in questi mesi i coconini me ne hanno spedite parecchie. Comincerò da quelle che mi hanno più colpito: il fantastico, nel vero senso della parola, Interiorae di Gabriella Giandelli, la quotidianità di un condominio controllato da un coniglio bianco, servitore del Grande Buio che, nascosto nell’oscurità delle cantine, assorbe le energie di chi vive nel palazzo, le loro storie, le loro emozioni; a seguire L’arrabbiato, primo episodio della nuova serie di Baru, storia di Anton e della sua rabbia che i pugni sanno trasformare in successo, ma già impaginato con un senso malinconico di parabola, il processo, i genitori anziani, il padre sorridente quanto ostile in passato, l’amico Mo ancora al suo fianco. Per completare il quadro (personalissimo, come il cartellino di certi cronisti di boxe) Fats Weller dell’accoppiata Igort – Carlos Sampayo, umanissimo ritratto di un musicista dal talento straordinario, il jazz per raccontare il mondo, per accompagnarne i cambiamenti; Gli innocenti di Gipi, scampagnata a sorpresa di uno zio con relativo nipote bambino, con un che di essenziale che sa di neo-realismo, e La guerra di Peter, raccolta di alcune tavole pubblicate da Sergio Staino, da Bobo a De Andrè per dire no ad ogni ipocrisia intorno alla guerra. Catalogo completo su Internet, http://www.coconinopress.com, sito all’altezza delle aspettative (con tanto di anteprime).

Con Coconino Press avrei finito qui ma (sono sicuro che non se ne avranno a male) vorrei dedicare qualche riga ad un altro paio di vicende (sempre personali, diciamo) attinenti al fumetto. Innanzitutto segnalare le interviste ai protagonisti de i dolori del giovane Paz! – Contributi alla biografia negata di Andrea Pazienza, a cura di Roberto Farina per Coniglio Editore, coraggioso tentativo di scrostare il mito da un glamour sempre più fastidioso. Poi, ricordare un dolore più recente: un anno fa, di questi tempi, moriva in Iraq Enzo Baldoni, giornalista, scrittore, uomo di pace e traduttore (forse sarebbe più corretto dire autore italiano, Garry Trudeau approverebbe) di Doonesbury. Non ho molto da dire su di lui, non l’ho mai conosciuto personalmente. Se riuscite ancora a trovarlo, non fatevi mancare il Linus speciale uscito nel settembre 2004, Enzo Baldoni. Parole di un uomo di pace. Per non dimenticare.
(Francesco De Vitis)