Berengo Gardin/Erwitt, prorogata la mostra romana. Ricordo su Vaporetto

Toscana, 1965 ©Gianni Berengo Gardin/Courtesy Fondazione Forma per la fotografia

Toscana, 1965 ©Gianni Berengo Gardin/Courtesy Fondazione Forma per la fotografia

E’ stata prorogata al 15 febbraio la mostra Gianni Berengo Gardin – Elliott Erwitt. Un’amicizia ai sali di argento all’Auditorium Parco della Musica di Roma.

vaporetto

Vaporetto (Venezia, 1960) – Gianni Berengo Gardin, Contrasto

Di questa foto di Gianni Berengo Gardin – Vaporetto, 1960 – tra le preferite di Henri Cartier-Bresson, il fotografo ha raccontato la genesi al Guardian. «Avevo  trent’anni,   abitavo al Lido di Venezia , e ogni mattina prendevo il vaporetto per andare a lavorare a San Marco. Portavo sempre la Leica con me , scattavo foto per mio piacere. Adoro Venezia in inverno – la nebbia e la pioggia. Questa è stata scattata una mattina d’inverno, quando tutti erano fuori per lavoro. E’ stata una pura fortuna , davvero.  Stavo facendo un sacco di fotografia di architettura, e questo è stato uno scatto spontaneo: ho scattato solo una foto. Al centro c’è un riflesso nella porta a vetri del vaporetto, e dietro c’è un uomo tutto vestito di nero. Se avesse indossato il bianco la foto  non avrebbe funzionato.  L’uomo che guarda la fotocamera è un marinaio. Non si oppose;  in quel periodo non c’era niente di simile alla privacy. Di tutti i libri di fotografia che ho pubblicato su Venezia, questa è l’immagine migliore. Segna il passaggio dal dilettante al professionista. (…)  Henri Cartier- Bresson incluse questa immagine nella sua lista delle cent fotografie più importanti di tutti i tempi. Per me Cartier-Bresson era un dio. Una volta ha dedicato un libro a me con affetto e ammirazione . Il dono più grande che abbia mai ricevuto».

L’amicizia ai sali d’argento di Gianni Berengo Gardin e Elliott Erwitt

New York, 1953 - ©Elliott Erwitt/Magnum Photos/ContrastoUna mostra questa che riconcilia, se ce ne fosse bisogno, con  l’eleganza mai scontata della fotografia in bianco e nero. Soprattutto se a interpretarla sono due maestri della camera oscura come Gianni Berengo Gardin (1930) e Elliott Erwitt (1928). Diceva Cartier-Bresson , che non amava le  foto a colori perché non gli sembravano artistiche come quelle in bianco e nero ma semmai avevano un tratto più documentario; ne fece per delle riviste, e nella mostra all’Ara Pacis si possono vedere. (Peraltro HCB amava molto una foto  di Berengo Gardin, che ne parla in questa intervista). A vedere gli scatti – in mostra all’Auditorium Parco della Musica di Roma – di questi due fuoriclasse messi a confronto – molte celebri, altre poco note, altre ancora appena realizzate e mai mostrate finora – non si possono non cogliere con due stili diversi una simile intensità e un generoso coinvolgimento per le storie che hanno saputo raccontare.  Continua a leggere

L’Obiettivo ben temperato

scianna besson

Henri Cartier-Bresson – ph Ferdinando Scianna – © Contrasto

«Eravamo andati insieme all’Espace Cardin sugli Champs-Elysée. Lo attendevano due vecchie amiche, molto amiche fin dalla gioventù. Si era portato il suo lbro sull’India da dedicare. faceva un po’ caldo. Le due signore, platealmente e con ironica complicità, lo sventagliavano come schiave orientali. Lui gongolava. Io ho fatto questa fotografia. Ero tra i pochissimi che poteva permettersi di fargli delle fotografie senza scatenare aggressioni a mano armata: lancio di scarpe, ombrellate e simili, cui ho avuto la disavventura  e il divertimento di assistere. (…) E’ morto sereno, il gran nervoso. E’ morto come è vissuto, senza paura. Lo specialista in evasioni è riuscito anche in questa.

Per ricordarlo, come chiedeva lui, ho ascoltato le Suite inglesi di Bach, la musica che più amava e che lo ha costantemente accompagnato negli ultimi anni.

Lui, l’Obiettivo ben temperato.»

(da Ferdinando Scianna, Visti&Scritti, Contrasto, pgg. 192-193)

Henri Cartier-Bresson all’Ara Pacis

Gianni Berengo Gardin e la foto amata da Cartier-Bresson (intervista)