Interno con despota

Indice dei libri, maggio 2019

Quanti scrittori possono vantardi aver suscitato l’insonnia di Virginia Woof, che nel Diario di una scrittrice ammette di essersi svegliata in preda a un’acuta sofferenza, pensando al suo libro come a qualcosa di morto e deludentemolto inferiore all’amara verità e all’originalità intensa di Miss ComptonBurnett? Lei non ricambiava la stima, anzi pensava che Virginia Woolf fosse sopravvalutata, e invidiava piuttosto le scrittrici di best-seller come Rose Macaulay e Daphne du Maurier. Di ambizione non era privama la sua scrittura non era destinata a molti lettori; solo dopo la sua mortenel 1969, un certo mondo intellettuale se ne invaghì. Natalia Ginzburgquei romanzi – il cui ritmo è uguale e senza scampo di chi sa dove andare e la cui pazienza è martellante e infernale – ammette di amarli in un modo furiosoPer Alberto Arbasino c’è nell‘opera della grande signorina qualcosa di simile a un Seneca devastato dai dadaisti. Nathalie Sarraute annota nell’Età del sospetto che niente potrebbe essere più sorprendente che la monotona ostinazione con cui, durante quarant’anni di lavoro, la Compton-Burnett ha posto e risolto in modo identico gli stessi problemi.  Ma Ivy ha gusti classici, non contraccambia l’interesse per la maestra del nouveau roman. 

 

Very British Bill Brandt

brandt2Le due cameriere sono una un’emanazione folgorante del mondo compton-burnettiano, di quegli interni inglesi scanditi dalla dialettica servitù-padroni che tanto ha ispirato la scrittrice. Intervistato per un documentario della BBC nel 1983, quando gli viene chiesto di questa immagine, Bill Brandt afferma, forse non del tutto in malafede , che chiunque avrebbe potuto fare questa foto. Brandt era stato colpito dalla cura dei dettagli che le cameriere avevano mostrato nella loro funzione; un tratto che lui aveva enfatizzato con i toni scuri, ben lontano dai grigi riccamente sfumati preferiti dai contemporanei famosi. Molte delle sue immagini, infatti, hanno una scala di toni ridotta, e le aree più scure diventano blocchi di nero, le aree bianche del tutto sbiancate. Più di molti altri fotografi, il lavoro di Brandt ha questo timbro stilistico, molto imitato e volgarizzato dalle successive generazioni di studenti di fotografia .

wpid-ivy1949-1Il buio profondo presente nel suo lavoro ha una qualità inquietante forse dovuta a ragioni psicologiche, oltre che da influenze formative. Brandt aveva sofferto di tubercolosi da giovane, è stato curato in un sanatorio, e si è sottoposto alla psicoanalisi. La biografia di Paul Delaney, A Life, parla di tendenze paranoidi e ansie sessuali che turbarono Brandt per tutta la vita. Il fotografo tedesco a Parigi lavora con Man Ray come assistente; il surrealismo lo incoraggia ad esplorare la sua psicologia complessa attraverso le immagini. Diventa un ammiratore di Eugène Atget. Il lavoro di Brassaï lo influenza molto, ispirandogli il melodrammatico e minaccioso lavoro A Night in London. Più avanti, durante il blackout, Brandt fa un’altra serie di foto notturne, dove la città  illuminata dalla luce della luna, ricorda i dipinti di De Chirico.

brandtok

Nonostante il suo status di outsider in quanto tedesco – anzi magari per questo – le foto di Brandt  hanno raccontato bene la britannicità nel Ventesimo secolo. La sua Inghilterra prima della guerra mostra una società profondamente divisa per classe sociale e ricchezza. The English at Home (1936) è la trasposizione dei romanzi di Ivy Compton-Burnett, alla quale ha anche fatto un ritratto (sopra) che ne descrive la scultorea e assertiva imponenza. Non ultimo merito, ancorché involontario: ha ispirato profondamente  Diane Arbus (insieme a Brassaï) .

Analogie tra Bill Brandt e Francesca Woodman

Quel coté Compton-Burnett di Bill Brandt

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Bill Brandt – Parlourmaid and underparlourmaid ready to serve dinner, 1933

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Ivy Compton-Burnett

Le due cameriere sono una un’emanazione folgorante del mondo compton-burnettiano, di quegli interni inglesi scanditi dalla dialettica servitù-padroni che tanto ha ispirato la scrittrice. Intervistato per un documentario della BBC nel 1983, quando gli viene chiesto di questa immagine, Bill Brandt afferma, forse non del tutto in malafede , che chiunque avrebbe potuto fare questa foto. Brandt era stato colpito dalla cura dei dettagli che le cameriere avevano mostrato nella loro funzione; un tratto che lui aveva enfatizzato con i toni scuri, ben lontano dai grigi riccamente sfumati preferiti dai contemporanei famosi. Molte delle sue immagini, infatti, hanno una scala di toni ridotta, e le aree più scure diventano blocchi di nero, le aree bianche del tutto sbiancate. Più di molti altri fotografi, il lavoro di Brandt ha questo timbro stilistico, molto imitato e volgarizzato dalle successive generazioni di studenti di fotografia . Continua a leggere