Twitter ‘corrompe’ la scrittura?

La battaglia di Franzen contro e-booksocial network continua. Questa volta prende di mira la psudo-aforistica modalità del twit. “… Sono convinto che i social network, specie Twitter, stanno corrompendo il modo di ragionare e di scrivere”. 

Per Franzen l’effetto dei social network ricade anche sulla politica, dato che “mobilitano solo chi è già d’accordo su qualcosa. Non nego che possano servire a comunicare, ma credo che, rispetto all’espressione del pensiero, tutto si riduca a ‘parere’. Credo che non si possa scrivere nulla di serio e articolato in 140 caratteri, e la semplificazione porta sempre con sé il rischio della frase ad effetto, se non della menzogna”.

Il suo ultimo lavoro, la raccolta di saggi Farther Away, sarà tradotto da Einaudi.

 Correzioni su Franzen

Correzioni su Franzen

Se Dickens fosse vivo oggi di sicuro avrebbe un blog letterario, twitterebbe… Comincia parlando di lui un convincente articolo del Guardian (di Henry Porter) che smonta lattacco di Franzen agli e-book.  L’autore ricorda che Dickens negli ultimi anni  andava in giro per letture pubbliche, di strada in strada; stanco, ma con l’urgente bisogno di un contatto con i lettori. Letture che preludono ai moderni festival letterari, e che ricordano come l’interesse primo di ogni scrittore sia ancora quello di comunicare.

Viene in mente questo – continua l’articolo del Guardian – quando si legge che l’e-book per Franzen è vissuto come minaccia del senso di permanenza del libro stampato, e che gli sembra  incompatibile con un sistema basato sulla giustizia e sull’autogoverno responsabile.

Se il mondo stampato fosse il guardiano dei valori democratici, come mai nel Paese in cui nel 1439 Gutenberg inventò i caratteri mobili, in quel Paese cinquecento anni dopo si sprofondò in un inferno totalitario in cui i libri e la loro conoscenza furono soppressi nei roghi? L’inchiostro su carta non è più garante di un buon governo di quanto lo siano i dipinti a olio su tela . Dunque l’e-reader non è il barbaro alle porte; i governi diventano corrotti e la società civile è perduta per altre ragioni.

Quello di cui probabilmente Franzen si rammarica è che le persone che usano gli e-reader  possano non dare un’attenzione seria a un suo libro, che com’è noto richiede condizioni di monastico rigore che esclude la connessione a Internet. Come molti, anche lui crede che siamo diventati lettori vuoti, meno capaci di focalizzare il significato profondo dei libri.

Questa ortodossia sul nostro deficit di attenzione non è provata, ma il punto è che abbiamo ancora una scelta tra stampa e schermo, e che questa scelta rimarrà.

Ma tornando alla pittura a olio, a Londra ci sono tre straordinarie mostre, di Gerhard RichterDavid Hockney  e dell’ultimo Lucian Freud.

In maggioranza gli artisti usavano la pittura a olio, tecnica inventata in epoca di Gutenberg probabilmente dal pittore fiammingo Jan van Eyck. Fotografia, cinema e immagini digitali hanno fatto la loro comparsa, ognuna di loro certa che avrebbe reso ridondante il lento processo della pittura a olio. Ma questo non è mai successo. Nel Ventunesimo secolo Richter, Hockney e Freud ritengono ancora di poter esprimere la loro risposta al mondo fisico, o quello che turbina nelle loro menti,  con dipinti a olio su tela.

L’umanità si evolve facendo delle aggiunte ai mezzi disponibili di espressione di sé e comunicazione, e pochissime forme di tecnica sono eliminate nel processo, il che è un motivo per celebrare le possibilità di questo eccezionale momento storico. In particolare, oggi nessuno dimostra l’apertura mentale e il tipo di intelligenza contestuale necessaria più di Hockney, che fa lo stesso paesaggio con colori a olio, acquerelli e persino con l’iPad. E anche con una batteria di videocamere montate su un furgone che si muove lentamente lungo un viottolo.

Oggi leggiamo una grande quantità di testi. Libri e giornali di carta e su Internet, mail, social network… La verità è che i libri seri come quelli di Franzen devono competere per avere il nostro tempo, che siano stampati o su uno schermo. Ma se un libro è buono gli sono concessi lo sforzo e la riflessione.

L’idea che stiamo diventando incapaci di attenzione continua, come sostengono alcuni testi scientifici, – sostiene l’articolo del Guardian – non regge. In realtà, invece, il web ha aumentato la nostra intelligenza collettiva. Siamo più informati, capaci di afferrare le cose in modo più veloce rispetto a vent’anni fa.
La nostra intelligenza si sta evolvendo e quindi anche gli scrittori e la loro intelligenza si evolvono. L’e-book è parte di ciò e gli scrittori dovebbero cogliere l’opportunità, con tutta la mancanza di imbarazzo e sorpresa che Hockney dimostra usando l’iPad.

Anche ammettendo che oggi le persone siano meno in grado del passato di dedicare l’attenzione necessaria a una grande opera d’arte – il che non è affatto dimostrato – non dovremmo dimenticare che gli editori e il clero editoriale temono più la rivoluzione dell’editoria per ragioni cattive che buone. Ragioni – conclude il Guardian – che riguardano la perdita di influenza e di guadagni più che l’interesse per il nostro nutrimento letterario.

L’odio di Franzen per l’e-book

Di malesseri ne crea tanti il libro digitale. Ma nessuno si era mai spinto a definire gli e-book un danno per la società. Lo ha fatto Franzen, dall’alto della sua fama di autore di best seller, Correzioni e  Libertà.

Parlando all’ Hay festival di Cartagena, in Colombia, Franzen ha ribadito la sua convinzione che gli e-book e gli strumenti come Kindle Amazon non avranno mai il fascino della carta stampata.

La tecnologia che preferisco è quella usata per realizzare l’edizione tascabile americana di Freedom. Posso spruzzare dell’acqua sul libro e quello, asciugato, continuerà a funzionare e continuerà a funzionare anche tra 10 anni. Per forza che i capitalisti odiano i libri cartacei: non sono un grande affare!

Per un lettore serio – ha detto – il senso di permanenza materiale dell’oggetto libro è sempre stata un esperienza essenziale. In un mondo in cui tutta l’esperienza si sta facendo fluida, l’immutabilità del testo cartaceo è una certezza.

Il capitalismo – ha aggiunto – e in questo senso anche gli e-book vogliono creare un mondo dove non c’è più alcuna permanenza di questo tipo. Ma è un progetto di contingenza radicale che mi sembra incompatibile con un sistema basato sulla giustizia e sull’autogoverno responsabile.

Franzen conclude dicendo che se tra 50 anni i libri di carta avranno perso la loro importanza, avrà  la fortuna di non esserci più.

Che dire? La sua visione da melanconico passatista è condivisibile; un libro è un’esperienza estetica insostituibile. Un po’ più ostica la relazione che stabilisce tra capitalismo e permanenza; la sua interpretazione del fenomeno abbraccia la nozione di società liquida, fluida, e ne fa un incubo, dal quale conta di restare immune perché tra cinquant’anni avrà la fortuna di non esserci più. La cosa più stupefacente, in Franzen come in altri meno noti detrattori dell’ebook, è che non si considera lo scenario più probabile – che libro e lettura digitale coesistano – ma si preferiscano toni apocalittici.

Anche ammettendo che, come prevedono alcuni, l’ebook entro il 2015 raggiunga il 20% del mercato, resterà comunque in forte minoranza rispetto  al sovrano libro di carta. Le proporzioni potrebbero cambiare tra cinquant’anni, ma certo il libro non scomparirà. Probabilmente, anzi, il libro cartaceo diventerà sempre più il supporto ‘nobile’ della scrittura, sinonimo di qualità. Per i suoi bassi costi e la possibilità di self-pubblishing, la libreria digitale sarà una grande arena democratica e un pungolo competitivo per gli editori tradizionali. Li obbligherà a essere ancora più editori, a pubblicare meno titoli di quanto accada oggi, ma più validi. Di tutto questo uno scrittore dovrebbe rallegrarsi.

Jonathan Franzen: e-books are damaging society – Daily Telegraph

Cosa pensano alcuni autori italiani degli ebook

Vedi alla voce ebook – Treccani

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