Nobili “nullità”

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Laure de Sade, contessa de Chevigné – foto Nadar

Eccole, sono le ‘modelle’ della duchessa di Guermantes. Pazienza se Cioran – che pure per anni cercò i superstiti tra gli aristocratici che ispirarono Proust e i personaggi della sua Recherche du temps perdu – abbia concluso con la sua spietata fermezza che erano delle nullità. Modelli ispiratori della duchessa Oriane de Guermantes: la contessa Laure de Chevigné  discendente del marchese de Sade e solo modello confermato da Proust; la contessa Elisabeth Greffulhe.  Poi Madame  Geneviève Straus, per il noto “esprit”.  E infine  Hélène Standish.

Nullità? Che importa la grandezza vera o presunta; per Proust erano figure dal fascino irraggiungibile; presenze-feticcio di un mondo dal quale era inevitabilmente escluso. Ma poi ci penserà il Tempo a stravolgere quei personaggi avvolti nell’aura aristocratica, e quando anche la parvenu par excellence madame Verdurin diventerà principessa di Guermantes, anche  l’amore per la nobiltà si rivelerà  – come tutti gli amori del resto – illusorio. In quella grande illusione in cui si risolve la vita; per quanto scandita con ordine, fin dall’infanzia a Combray, dalle due possibili passeggiate, quella dalla parte di Guermantes, o quella dalla parte di Swann (Méséglise).

La morte è orribile, ma la vita? Non è una successione di morti? Un cimitero di amori, amicizie, e di personalità successive e contraddittorie.  Ogni istante cambiamo, moriamo.   

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* In testa la prima puntata del bellissimo documentario che Attilio Bertolucci realizzò per la Rai (anche le altre quattro puntate sono su Youtube), nel quale biografia e opera si intrecciano, insieme con le molte testimonianze di persone che conobbero Proust, a partire da Céleste Albaret, la governante che lo accudì fino agli ultimi giorni.

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Proust sedotto dalla fotografia

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Colazione in campagna con Proust –  foto da “Album Proust”, a cura di Luciano De Maria, Meridiani Mondadori, 1987

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Tra i  fotografi più originali e memorabili del Novecento, Brassaï è stato anche giornalista, scultore e scrittore. Amava la letteratura e la lingua francese più di ogni altra.Arrivato a Parigi nel 1924 , Brassaï iniziò da autodidatta leggendo Proust; catturato dalla sensualità e dalle strategie visive della sua scrittura, ben presto si convinse di aver scoperto uno spirito affine.  Scrisse:  «Nella sua battaglia contro il tempo – nemico della nostra esistenza precaria, sempre all’offensiva anche se mai apertamente così – era nella fotografia – nata anche dal desiderio secolare di fermare il momento, di strapparlo dal flusso della durata, e fissarlo per sempre in una parvenza di eternità – che Proust trovava il suo migliore alleato». Nella sua scrittura Brassaï citava Proust, e dai libri annotati nella sua biblioteca sappiamo che trascorse tutta la vita a studiare e sezionare la prosa di Proust , spesso riga per riga.

brassai 1Grazie alla sua esperienza di fotografo e autore Brassaï scopre un aspetto trascurato di Proust, offre uno studio affascinante del ruolo della fotografia sia nella sua opera che nella cultura all’inizio del Ventesimo secolo. Brassaï ci mostra come Proust fosse molto interessato a possedere i ritratti dei suoi conoscenti , e come il processo con cui  ricordava e scriveva fosse molto simile al modo in cui le fotografie si imprimono e rivelano le immagini della vita.  Il saggio in inglese,  Proust in the Power of Photography.