Fun home

funhomeQuesta biografia a fumetti ricorda un po’ quella dell’iraniana Marjane Satrapi, Persepolis, per l’autoironia, commovente e amara, per il disegno piacevole e il piglio colto. E poi anche qui ci sono un destino e una evoluzione individuali contro forze ostili, che per la Satrapi è il regime teocratico e maschilista nel quale è cresciuta, mentre per di Alison Bechdel è la sua famiglia, il padre enigmatico e la strana atmosfera che suscita.

Il mistero si scioglie attraverso la ricostruzione dell’infanzia e adolescenza di Alison. Ma non in modo lineare; scene e temi sono ripercorsi più volte e con nuovi dettagli e arricchiti da reminiscenze letterarie, artistiche e mitologiche che aggiungono alla storia familiare nuove interpretazioni.

Dunque più che una storia di fatti, c’è la storia di un rapporto padre-figlia, Alison e Bruce, e c’è la sorprendente scoperta dell’omosessualità del padre (oltre che di quella, meno sorprendente, della figlia). In una casa vagamente ‘famiglia Addams’ e gravata da ampollosità vittoriane, voluta dal gusto di Bruce, si assiste a una esilarante, teatrale messa in scena di famiglia. Famiglia per modo di dire: piuttosto una gruppo di adorabili autistici, dove ognuno è abilissimo a nascondere le proprie passioni dietro l’amore per l’arte (del resto la madre è attrice teatrale, il padre professore di letteratura inglese in un liceo, ma anche impresario funebre -fun home del titolo sta per ‘funeral home’), e grazie a una particolare vena creativa (compulsiva).

Proprio incrociando citazioni letterarie, scambiandosi libri e battute, padre e figlia riescono a ‘vedersi’ reciprocamente, pur nelle profonde diversità. Ma come il grande Gatsby, l’esteta Bruce preferisce la letteratura alla vita; insieme alle sue tendenze omosessuali nascoste, questo contribuisce a creare una distanza emotiva rispetto alla famiglia.

Il rapporto tra Alison e Bruce si scioglie solo alle ultime pagine, in un crescendo che ci fa rivivere (addirittura!) il finale dell’Ulisse di Joyce. Ma a 44 anni, poco dopo l’epifanico riconoscimento reciproco, e due settimane dopo che sua moglie ha chiesto il divorzio, Bruce è investito da un camion mentre attraversa la strada e muore. Resta il dubbio che sia un suicidio. Tutto il fumetto è ricco di citazioni, da Oscar Wilde a Salinger a Fitzgerald – amato dal padre per quella “bancarotta emotiva” in cui anche lui si riconosce – Faulkner, Proust… Per parlare del rapporto padre-figlia l’autrice usa il mito di Dedalo e Icaro, e del suicidio medita attraverso scritti di Albert Camus.

In una storia assolutamente priva di patetismi, immagini e testo vanno bene insieme. I disegni prendono spunto dalle fotografie dei personaggi, ma non per questo risultano troppo descrittivi. Fun Home è stato premiato come Best Book of the Year 2006 da “Time”.

(Cristina Bolzani)

Alison Bechdel, americana, vive nel Vermont. Artista di culto del fumetto underground, è diventata famosa in tutto il mondo per la striscia Dykes to Watch Out For, nata nel 1983. Questo è il suo primo libro pubblicato in Italia.

L’Iran con gli occhi di Marjane

Ha raccontato la sua storia di bambina in Iran, a fumetti: un rigoroso bianco e nero, ma tutt’altro che manicheo.

Marjane Satrapi è nata nel 1969 a Rasht, in Iran. La sua famiglia appartiene alla ricca nobiltà del Paese; intellettuali di cultura marxista. Nel 1984 i genitori la mandano a Vienna per proteggerla dalla guerra tra Iran e Iraq. Torna nel 1989 in Iraq. Nel 1994 si trasferisce a Parigi, dove studia la tecnica del fumetto.

Come le è venuta l’idea di raccontare la tua storia a fumetti?
In effetti adoro sia il disegno che la scrittura, e non ho mai fatto un disegno che non sia stato accompagnato da un testo, e nemmeno il contrario. Quindi per me sono intimamente congiunti. Diciamo che è un’idea che mi è venuta in mente in modo naturale.

Cosa cambierebbe del modo degli occidentali di descrivere l’Iran e la sua storia, di avvicinarsi a questa realtà?
Sicuramente il modo molto occidentale di fare distinzioni e differenze. Gli Occidentali dovrebbero capire che tutti i popoli della Terra vogliono vivere felici, pacificamente; tutta la gente in tutto il mondo vuole fare cose semplici, come ad esempio andare a mangiare un gelato con i propri figli, e il fatto di vivere il libertà, pace e democrazia non è sicuramente un privilegio dell’Occidente.

Quello che forse si fa troppo spesso in Occidente è di dividere il mondo in due poli, cioè i buoni e i cattivi. Ci sono delle differenze in tutte le culture: anche gli italiani sono diversi dai tedeschi, ma non per questo li si relega a un secondo ruolo, a un ruolo marginale. Venti anni fa ci guardavano come degli alieni, questa era l’immagine che all’estero si aveva degli iraniani. Non tutti sanno quello che è successo; in realtà cerco proprio di raccontare questo.

Qual è stata la reazione che l’ha gratificata di più dopo la pubblicazione del suo libro Persepolis?
Mi sento soddisfatta e sento di aver adempiuto al mio ruolo quando la gente mi dice ‘grazie per averti mostrato che il tuo Paese è così e non come ce lo avevano dipinto fino a ora’.