Kaputt

Nel 2011, in occasione della grande retrospettiva al Guggenheim, aveva giurato che non avrebbe mai più lavorato come artista. Poi, una prima smentita di se stesso con quel molto discusso Him – Hitler in preghiera nel Ghetto di Varsavia. E ora, la rivisitazione e messa in scena di una sua idée fixe.  Una suggestione che prende spunto da un’immagine forte ripresa dal Kaputt di Curzio Malaparte, che racconta di centinaia e centinaia di teste di cavallo, recise da una mannaia (i cavalli dell’artiglieria sovietica sorpresi dal vento che scende dal mare di Murmansk e imprigionati nel ghiaccio).

La Fondazione Beyeler ospita Kaputt, una nuova installazione in cui sono, per la prima volta, raccolte le cinque versioni del lavoro Untitled del 2007. I cinque cavalli imbalsamati appesi sono però diversi dai singoli cavalli che Cattelan ha presentato in passato, e che davano una sensazione di solitudine tragica che qui non c’è. Semmai i cinque sembrano sospesi in uno stato di limbo interrogativo tra la vita e la morte.

Per Kaputt l’unica informazione che abbiamo è che coinvolge creature imbalsamate che “conficcano direttamente la testa nella parete nella nostra coscienza”, dice Cattelan.

‘Until the laughter gets stuck in our throat … ’ – FT, intervista a Cattelan

Maurizio Cattelan – BartlebyCafé

Cattelan – Art Basel

 

 

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Enciclopedia dell’Arte

Fa una certa impressione vedere sotto l’unico cielo dell’Arte autori immensi affiancati ad artisti giovani, a talenti work in progress, spesso ignoti ai più. Ma dopo lo spaesamento iniziale, l’Enciclopedia offre proprio per questa ragione una inedita qualità divulgativa. In un campo dove urge la necessità di saper discernere nella sempre più ricca offerta.E così capita di trovare, per esempio, tra le quasi diecimila voci, tra le oltre 1.500 immagini, e magari nella stessa pagina che ospita un accigliato ritratto dipinto da Lorenzo Lotto, anche l’opera di Claudia Losi (1971), artista che predilige esprimersi con cucito e ricamo.

Forse è un poco avventato l’ottimismo che fa scommettere ai curatori che « proprio tra questi giovani si nascondano i nuovi Picasso o i nuovi De Chirico», ma resta comunque stimolante un percorso che affianca, senza soluzione di continuità, ogni espressione artistica, con gli inevitabili limiti della sintesi e della selezione che s’impongono a un lavoro enciclopedico. Chiare e didattiche, le schede sui movimenti e sulle tecniche aggiungono altri riferimenti. Alla voce arazzo, per dirne una, anche il bellissimo ciclo capolavoro di Anonimo La Dame à la Licorne trova una legittima citazione.

Per certi autori contemporanei, italiani o stranieri, l’inserimento di una voce enciclopedica è una specie di certificato di notorietà. E’ il caso di Maurizio Cattelan, ‘promosso’ dalle polemiche che fanno da inevitabile eco alle sue opere, ma ancora più da un mercato dell’arte letteralmente impazzito per lui. (cb)

Vedi anche:
Love/Hate. Da Magritte a Cattelan
Louise Bourgeois
Diane Arbus: Revelations
Les enfants terribles
Brancusi alla Tate Modern
a.i.20 – artiste italiane nel ventesimo secolo