Le ragioni d’amore di Pedro Salinas

«La limpida intelligenza dell’azzardo saliniano, sul filo del paradosso completo, come nuova possibilità dell’ignoto di riconoscersi in se stesso e nel poeta – ¡Tan visible está el secreto! -, già con La voce a te dovuta (1934), aveva compiuto una prima evidente svolta verso un dialogo sempre più serrato con i visibili segreti dell’amore», sostiene Valerio Nardoni nella prefazione di Ragioni d’amore.Anche nella raccolta pubblicata da Passigli, Ragioni d’amore, la parola poetica e la riflessione sul sentimento quasi si sovrappongono, nel continuo ricercare di un significante che coincida con precisione con il significato, e nel rincorrersi delle sue immagini – dove solo l’eros, inteso in questo senso ampio di movente della creazione, costituisce la salvezza dell’uomo – «prende forma un intenso canto del pronomi dell’amore – yo, tu, los dos – che dominano ossessivamente il testo fino al punto di vanificare ogni altra presenza».

Da Ragioni d’amore.

Sarai, amore,
un lungo addio che non finisce?
Vivere, dal principio, è separarsi.
Già fin dal primo incontro
con la luce, e le labbra,
il cuore percepisce quell’angoscia
di dover esser cieco e solo un giorno.
Miracoloso ritardo, l’amore,
del suo termine stesso:
è prolungare il fatto magico,
che uno e uno siano due, di contro
alla prima condanna della vita.

Da La voce a te dovuta (Einaudi).

XXXIX.
Il modo tuo d’amare
è lasciare che io t’ami.
Il sì con cui ti abbandoni
è il silenzio. I tuoi baci
sono offrirmi le labbra
perché io le baci.
Mai parole o abbracci
mi diranno che esistevi
e mi hai amato: mai.
Me lo dicono fogli bianchi,
mappe, telefoni, presagi;
tu, no.
E sto abbracciato a te
senza chiederti nulla, per timore
che non sia vero
che tu vivi e mi ami.
E sto abbracciato a te
senza guardare e senza toccarti.
Non debba mai scoprire
con domande, con carezze
quella solitudine immensa
d’amarti solo io.

LXIII.
Non voglio che ti allontani,
dolore, ultima forma
di amare. Io mi sento vivere
quando tu mi fai male
non in te, né qui, più oltre:
sulla terra, nell’anno
da dove tu vieni
nell’amore con lei
e tutto ciò che fu.
In quella realtà
sommersa che nega se stessa
ed ostinatamente afferma
di non essere esistita mai,
d’essere stata nient’altro
che un mio pretesto per vivere.
Se tu non mi restassi,
dolore, irrefutabile,
io potrei anche crederlo;
ma mi rimani tu.
La tua verità mi assicura
che niente fu menzogna.
E fino a quando ti potrò sentire,
sarai per me, dolore,
la prova di un’altra vita
in cui non mi dolevi.
La grande prova, lontano,
che è esistita, che esiste,
che mi ha amato, sì,
che la sto amando ancora.